Milano, 18 mar – Il mistero sulla morte di Imane Fadil si infittisce. E’ prevista tra mercoledì e giovedì l’esecuzione dell’esame autoptico del cadavere dell’ex-modella marocchina, teste chiave del processo Ruby e deceduta il primo marzo all’ospedale di Rozzano (Mi). Le circostanze intorno alla morte della donna, spirata dopo un mese di agonia, si fanno sempre più misteriose.

Elementi radioattivi

La procura di Milano ha espressamente proibito l’accesso all’area dell’obitorio in cui si trova la salma della 34enne; nemmeno amici e parenti potranno entrarvi. Stando alle ultime indiscrezioni trapelate, come riportato da Il Giorno, i magistrati avrebbero ottenuto da un laboratorio milanese una mezza conferma sulla presenza di elementi radioattivi nel corpo di Imane. Gli accertamenti sul corpo della donna verranno compiuti dalla nota anatomopatologa Cristina Cattaneo anche con l’ausilio di speciali tecniche di prelievo.

Il ricovero e l’agonia 

Imane Fadil venne ricoverata all’Humanitas il 29 gennaio scorso; accusava spossatezza, mal di pancia lancinanti e gonfiore dell’addome. I sintomi erano compatibili con una diagnosi di tumore del sangue o con una malattia autoimmune come il lupus, ma le analisi erano risultate negative, così come quelle sulla leptospirosi, una malattia infettiva causata dal contatto con topi e animali domestici non vaccinati. Nel frattempo le condizioni di salute di Imane precipitavano. Alcuni giorni prima del decesso la donna confidò ai medici, al fratello e all’avvocato Paolo Sevesi il timore di essere stata avvelenata: la segnalazione arrivò alla polizia giudiziaria e venne girata al pm di turno, che però non ritenne necessario aprire un fascicolo e sentire la modella. Prontamente, invece, l’Humanitas interpellò due centri antiveleni, quello del Niguarda e il Maugeri di Pavia, che dopo avere escluso la presenza delle sostanze più comuni, rilevarono la presenza delle tracce di quattro metalli. Non avendone le competenze o la strumentazione, i due centri non misurarono la radioattività nel corpo della donna. Il primo marzo Iman viene dichiarata morta. Qui, un altro giallo: per due intere settimane Imane Fadil rimase chiusa nella cella all’obitorio. Alla richiesta di spiegazioni del legale della modella al procuratore Greco, questo annunciò alla stampa la morte della testimone e l’apertura dell’inchiesta. Perché non venne fatto subito?

Nelle prossime ore verranno sentiti dagli inquirenti medici, infermieri e personale dell’Humanitas, oltre a conoscenti e parenti della 34enne; non ultime, anche alcune delle ragazze che parteciparono alle famose cene di Arcore e le persone citate da Imane nei verbali del processo Ruby. Al momento i pm indagano con l’ipotesi di reato di omicidio volontario.

Cristina Gauri

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