Roma, 21 dic — Non è Natale, ormai, senza i talebani del presepe e della recita natalizia: i Grinch laicisti che si sono dimenticati come da bambini sgranassero gli occhi davanti alle statuine della Natività e che ora, infarciti di ideologia e rancore, occupano militarmente l’istruzione pubblica e fanno una missione del negare ai piccoli di oggi quella stessa, antica beatitudine.

Isernia, i talebani cancellano la recita della Natività

Accade, ad esempio, a Belmonte del Sannio: nel piccolo comune in provincia di Isernia da giorni imperversa la polemica tra il parroco del paese e le insegnanti della scuola elementare «Tonino Trapaglia» dopo la decisione di queste ultime, d’accordo con la preside, di escludere la Natività dalla recita scolastica per non urtare la sensibilità delle famiglie dei cinque alunni di fede musulmana. Il solito copione in ossequio ai dogmi woke: per non escludere un’esigua minoranza, la maggioranza deve adeguarsi e rinunciare a una parte della propria identità.

Il parroco insorge

L’iniziativa ha mandato su tutte le furie il parroco, Don Francesco Martino: «Tutti i simboli del Natale sono cristiani. Come io rispetto le tradizioni islamiche, così loro devono rispettare le mie», scrive il prete. «I ragazzi della nostra scuola elementare e dell’infanzia di Belmonte, per motivazioni legate alla laicità e al rispetto dei bambini di altra fede presenti nella scuola, motivazioni per il sottoscritto alquanto discutibili, quest’anno non rappresenteranno la natività, segno del Natale, ma una recita per bambini sull’Albero di Natale», continua il don.

L’inclusività che esclude

La preside accampa le solite scuse. «Rispetto di tutti senza esclusione di niente», dice la preside Tonina Camperchioli, non accorgendosi, o fingendo di non accorgersi, che vietando la recita della Natività esclude la maggioranza degli alunni della scuola. E un’insegnate aggiunge: «Lo spettacolo non parla della Natività ma insegna ai bambini che gli alberi non devono essere sradicati». E che invece, le tradizioni italiane, quelle sì che sono sradicabilissime. 

Il presepe, quindi, viene sostituito con altri «culti» — sì perché sempre culti sono, ma di stampo laico, come quello simil-gretino corredato di moraletta  sugli alberi — strumentalizzando la presenza di qualche alunno di fede musulmana, che a detta di insegnanti e preside si sentirebbero esclusi o offesi dalla rappresentazione della Natività.

Una grande lezione per i futuri nuovi italiani

E’ chiaro che ai ragazzini musulmani, nove volte su dieci, non potrebbe fregar di meno dell’allestimento del presepe, ma al tempo stesso, assistendo al passo indietro delle istituzioni riguardo a una tradizione tanto radicata, imparano una lezione di grande valore pedagogico e sociale: cioè che gli italiani stanno calando le braghe di fronte a chi italiano non è — e fino a prova contraria si trova in minoranza sul nostro suolo — estirpando le proprie radici e azzerando la propria cultura nel nome dell’accoglienza. Una lezione davvero memorabile, di cui i futuri «nuovi italiani» faranno sicuramente tesoro. Ai ragazzini italici, invece, si insegna l’esatto opposto: che sempre in base ai principi di cui sopra, la loro identità è sempre e comunque sacrificabile. Buon Natale a tutti.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

5 Commenti

  1. Premesso che i muslim della mia città alle 17: son già ‘mbriachi , alla faccia del
    profeta ……

    I testimoni di geova da SEMPRE rompono le balle nelle scuole per qualsiasi festa ….. embè ? Basta ESONERARE i figli dalle recite !!!!!

    Per altro so di bambini di questi fenomeni IN LACRIME per essere stati esclusi ……

    Io non sono cattolico , ma in casa ho uno splendido Presepe !!!!!

  2. Queste maestre evidentemente credono che nei paesi islamici cancellano le festività musulmane per rispetto dei cristiani!!.Siamo alla follia ed alla cancellazione della nostra identità ; i musulmani col cavolo che cancellano la loro, anzi stanno fondando moschee a tutto spiano

  3. Queste non sono maestre talebane, magari fossero almeno questo.
    Fondamentalmente sono laiche ateo guidate o atee che proseguono l’ opera partita oramai mezzo secolo fa contro i cristiano-cattolici per ucciderne il senso della sacralità per far posto al solo materialismo sentimental-corporeo-consumistico.
    Eliminando i nostri simboli del trascendente sostanzialmente vogliono indicare anche ai credenti di altre fedi che si può ed è giusto viverne senza (Simboli e Credo) per far cadere tutto nel dimenticatoio del passato. La loro opera è criminale contro tutti.
    Dai preti-operai siamo passati a chiunque-operaio di demolizioni degeneranti quanto infami.

  4. non vedo che problema ci sia:
    il parroco organizzi nella sua sacrestia un presepe e un intrattenimento per le festività,
    e poi rilasci una circolare alle famiglie,spiegando il proprio punto di vista e dicendo che se vogliono partecipare
    sono benvenuti:
    secondo me in quella scuola durante le feste natalizie ci andranno solo i bambini musulmani,o forse nemmeno quelli.

    ottimo esempio di integrazione…

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