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Messina, 16 mag – Le forze dell’ordine lo stavano ricercando per aver accoltellato al volto un connazionale: ma una volta raggiunto nella grotta dove si nascondeva, gli uomini della questura di Messina hanno fatto una scoperta agghiacciante: l’uomo, un tunisino 39enne di nome Anis Ben Amir teneva sequestrati, seviziandoli e stuprandoli, una coppia di senzatetto. Il magrebino è stato dunque arrestato e dovrà ora diffendersi dalle accuse di sequestro di persona, violenza sessuale, riduzione in schiavitù e lesioni personali. Per Anis, immigrato senza fissa dimora e con una sfilza immane di precedenti, si sono aperte le porte del carcere di Gazzi (Messina).

Tutto ha avuto inizio lo scorso 2 maggio, quando il tunisino aveva aggredito un altro immigrato della medesima nazionalità nella zona di San Raineri. Motivo: una discussione per futili motivi. Il 39enne aveva estratto il coltello e aveva ferito il suo opponente al volto, per poi fuggire e dileguarsi. Con l’aiuto della  vittima, che aveva denunciato l’aggressione, le forze dell’ordine erano riusciti a identificare il colpevole e risalire alla sua abitazione.

Le ricerche sono proseguite fino al 12 maggio, quando gli uomini della questura di Messina sono riusciti finalmente a rintracciare Amir: l’uomo aveva occupato una grotta in zona San Raineri, precedentemente abitata da due senzatetto, prontamente sequestrati dal tunisino al suo ingresso. L’uomo aveva preso ad abusare della coppia rendendo la loro vita un incubo: erano all’ordine del giorno minacce di morte, sevizie, torture di ogni genere e abusi sessuali. E’ quanto emerso dai racconti delle due vittime della abiezione del magrebino, ora trasferite in una struttura protetta grazie all’intervento dei servizi sociali del comune di Messina. All’interno della grotta gli investigatori hanno rinvenuto e sequestrato tre telefoni cellulari ed un tablet, contenenti evidenza fotografica degli aberranti comportamenti del nordafricano.

Cristina Gauri

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4 Commenti

  1. Questa risorsa è una di quelle che arrivano direttamente dalle carceri tunisine, adesso quella merda altro che carcere di Messina, tagliargli le palle e buttarlo a mare!

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