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Roma, 16 nov – Buone notizie sul fronte della pandemia: non c’è alcuna pressione sulle terapie intensive italiane. Lo assicura il commissario straordinario per l’emergenza coronavirus Domenico Arcuri, intervenendo oggi a Finance Community week: ”In Italia a marzo c’erano 5.179 posti letto di terapia intensiva. Al picco dell’emergenza della prima ondata noi avevamo circa 7 mila pazienti Covid ricoverati in terapia intensiva, duemila di più di quelli che la totalità dei reparti potevano accogliere. Oggi – chiarisce il commissario – abbiamo circa 10 mila posti, le abbiamo raddoppiate, e arriveremo a 11.300 nel prossimo mese. Oggi i ricoverati in terapia intensiva sono 3.400, quindi la pressione su questi reparti non c’è”.

“Ora siamo il decimo Paese al mondo per numero di contagiati”

Il commissario ricorda che “l’Italia è stata l’epicentro europeo della prima ondata, a marzo eravamo il secondo Paese del mondo per numero di contagiati, il primo d’Europa a essere colpito e quello che nella prima ondata ha pagato di più i costi dell’epidemia. Oggi – prosegue Arcuri – siamo il decimo Paese del mondo per numero di contagiati, nonostante la recrudescenza di queste settimane. Da questo confronto abbiamo la cifra di come l’Italia, anzitutto i cittadini, hanno reagito alla pandemia”. In merito ai contagi, ieri – ospite a Che tempo che fa – il commissario ha fatto presente che attualmente “il 95% dei contagiati si cura in casa, è asintomatico e soltanto il 4,5% si trova in ospedale e, aggiungo, solo lo 0,5% in terapia intensiva“. Un altro dato confortante – numeri alla mano -, che dovrebbe mettere a tacere gli allarmisti, compresi quelli filogovernativi.

Infine Arcuri esprime una forte critica sui tagli alla sanità (peraltro tutti fatti da governi di centrosinistra): “Abbiamo abbattuto la nostra scure a partire dai settori strategici come la sanità e l’istruzione che sono certamente due tra i più importanti. Io vorrei che dopo questa tragedia il mio Paese ricominciasse a pensare di più al proprio conto economico e a pensare il giusto al suo stato patrimoniale”.

Adolfo Spezzaferro

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