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Roma, 16 nov – Cinque anni di carcere. E’ quanto rischia la blogger cinese Zhang Zhan, attivista e citizen journalist arrestata il maggio scorso per aver diffuso senza autorizzazione notizie riguardo l’epidemia di coronavirus a Wuhan, epicentro della pandemia che sta tenendo in scacco il mondo intero. Per lei vi è un’incriminazione formale con l’accusa di diffusione di «informazioni false». Lo riferisce il Guardian.

In carcere da maggio

Zhang, 37 anni, cristiana, ex avvocato, sarebbe detenuta a Shanghai dal 15 maggio scorso, stando a quanto riferito dalla Network of Chinese Human Rights Defenders (Nchrd). Per le autorità cinesi la donna sarebbe colpevole di «fomentare dispute e creare problemi», contribuendo alla divulgazione di notizie false e ufficiose riguardo il contagio e la sua gestione da parte del governo di Pechino.

Le accuse

Sempre secondo quanto riferito dal Guardian, Zhang è stata accusata di aver pubblicato «informazioni false attraverso testi, video e altri media via Internet» con l’uso di «WeChat, Twitter e YouTube», per aver «accettato interviste da media stranieri come Radio Free Asia e Epoch Times» e per aver «fatto congetture in modo maligno sull’epidemia di Covid-19 a Wuhan». Per questi motivi la blogger rischia una condanna da 4 ai 5 anni di reclusioni nelle carceri cinesi.

Zhang è in buona compagnia

«Il governo cinese mente sul numero di infetti e di morti per coronavirus per mantenere la stabilità sociale», aveva scritto il 16 febbraio. «Con violenza e metodi coercitivi le autorità stanno privando i cittadini dei loro più elementari diritti». L’Nchrd ricorda che anche altri reporter indipendenti avrebbero subito la stessa sorte di Zhang, e che la blogger aveva cominciato uno sciopero della fame a settembre dopo che uno degli avvocati della difesa era stato sollevato dal suo caso. Zhang aveva già subito un arresto con accuse simili, riporta ancora il Guardian. L’anno successivo, secondo l’Nchrd, era stata arrestata per aver sostenuto gli attivisti di Hong Kong.

Come detto, Zhang non è l’unica ad aver subito il «trattamento speciale» da parte delle autorità cinesi. Il Guardian cita i casi di Chen Qiushi, giornalista, ex avvocato, arrestato a gennaio; di Li Zehua, giunto a Wuhan dopo l’arresto di Qiushi, e a sua volta «sparito» a inizio febbraio per poi essere scarcerato nel mese di aprile; per ultimo, cita il nome di Fang Bin, residente a Wuhan di cui si sono perse le tracce. Secondo quanto riportato da AsiaNews, in base a dati ufficiali, il governo cinese avrebbe incriminato o arrestato migliaia di persone «con l’imputazione di aver diffuso false informazioni sul coronavirus e di aver così creato problemi di ordine pubblico».

Cristina Gauri

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1 commento

  1. Il governo cinese ha mantenuto il popolo ad un livello molto basso, quasi a giustificare, per la legge dei vasi comunicanti, la qualità scadente, truffaldina di informazioni, prodotti e servizi con i quali ha inondato i ns. mercati. Peccato che lo ha fatto con i soldi nostri, con la nostra folle volontà di aver tutto e non fare un beato nulla. Quando arriverà il cambio, sarà con i soldi di chi? Arriverà il treno dal Delaware (stato di Biden), la nuova Svizzera? O senza soldi, come la caduta della Urss? Tutto torna, comunque. Il lavoro, robot (software) e soldi. La terra cinese non fa particolarmente gola a nessuno, salvo giustamente che ai cinesi.

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