Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 8 gen – Altro che fine settimana in zona arancione, con i dati di stasera del monitoraggio dell’Istituto superiore di sanità, sono ben nove le regioni che molto probabilmente diventeranno arancioni, Lazio compreso. Con i nuovi parametri sull’Rt, che abbassano la soglia per passare a una zona di rischio superiore, unitamente ai dati sui ricoveri in ospedale e soprattutto in terapia intensiva, l’Italia rischia di tingersi di arancione. Il che significa bar e ristoranti di nuovo chiusi, divieto di spostamento tra regioni e tante altre restrizioni.

Terapia intensiva: nove regioni oltre la soglia di allerta, Lazio compreso

Come è noto, la soglia di allerta dei posti in terapia intensiva occupati da malati Covid è stata fissata al 30% (decreto del ministero della Salute 30 aprile 2020). Ebbene, allo stato attuale nove fra regioni e province autonome superano questa soglia. Sono Emilia Romagna (31%), Friuli Venezia Giulia (35%), Lazio (32%), Lombardia (38%), Piemonte (31%), provincia autonoma di Bolzano (35%), provincia autonoma di Trento (50%), Puglia (33%) e Veneto (37%).

Posti occupati negli ospedali: nove regioni oltre il limite fissato al 40%

A pesare sul cambio di fascia di rischio sono però anche i posti occupati nelle aree non critiche degli ospedali, nei reparti delle varie patologie. Per questi la soglia limite è fissata al 40%. Attualmente la media nazionale è di circa il 36%. Ma anche su questo fronte sono nove – una in più rispetto a una settimana fa – le regioni oltre soglia. Si tratta di Emilia Romagna (44%), Friuli Venezia Giulia (51%), Lazio (44%), Liguria (41%), Marche (44%), Piemonte (48%), provincia autonoma di Bolzano (44%), Provincia autonoma di Trento (59%) e Veneto (44%). Con questi numeri queste regioni passano automaticamente in zona arancione.

Con Rt uguale a 1 si passa alla zona arancione, con Rt a 1,25 scatta la zona rossa

Come se non bastasse, con il decreto legge approvato lo scorso 5 gennaio, si sono abbassate le soglie di accesso alle zone arancioni e rosse. Infatti ora basta avere un indice Rt a 1 e si diventa arancioni. Ma se l’Rt sale a 1,25 scatta la zona rossa, che è il lockdown anche se nessuno lo dice.

Miozzo (Cts): “Migliore soluzione è il lockdown totale”

Inutile dire che il ministro della Salute Roberto Speranza si straccia le vesti: “La curva epidemiologica sta risalendo, è fondamentale mantenere alto il livello del rigore, le terapie intensive hanno smesso di scendere”. Anche il coordinatore del Comitato tecnico scientifico conferma che per gli italiani la libertà di spostamento e la riapertura di bar e ristoranti sono ancora un miraggio. “La migliore soluzione per la malattia dovrebbe essere il lockdown totale – dice Agostino Miozzo -, ma è evidente che noi non possiamo mettere il Paese in lockdown fino alla fine del percorso vaccinale quando avrà raggiunto quella mitica immunità di gregge. Dobbiamo convivere e per farlo ci dobbiamo consentire delle aperture che fanno salire questa curva”.

Regioni ancora lontane da un ritorno alla normalità

“Nel sistema di classificazione per colori delle regioni – chiarisce il coordinatore del Cts – è stato proposto di inserire il verde, per dare questo obiettivo di speranza, ma non è ancora stato inserito nelle categorie. Il verde sarebbe per le regioni che teoricamente sono in una condizione di ritorno alla normalità. In questo momento non credo ce ne siano, però alcune regioni hanno un’incidenza piuttosto bassa nella trasmissione del virus. Dobbiamo avere un minimo di speranza e cercare la luce in fondo al tunnel”, conclude Miozzo.

Il nuovo Dpcm confermerà divieti e restrizioni

E’ più che scontato quindi che il nuovo Dpcm del premier Giuseppe Conte, che entrerà in vigore il 16 gennaio, confermerà gran parte delle restrizioni, l’obbligo della mascherina e il divieto di assembramenti. Anche lo stato di emergenza sarà prorogato ancora. E se per caso – numeri alla mano – l’Italia potesse un giorno risultare in zona gialla, Speranza vuole che almeno i fine settimana siano comunque arancioni. Con bar e ristoranti chiusi e divieto di spostamenti tra regioni. Una soluzione d’emergenza che però ha tutta l’aria di diventare ordinaria, la nostra prossima routine.

Adolfo Spezzaferro

La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta