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Roma, 26 apr – Con l’approssimarsi della bella stagione, le Ong scaldano i motori e scrivono a Mario Draghi. L’obiettivo è tanto semplice quanto prevedibile: riprendere la loro proficua attività di «taxi del mare». E così otto organizzazioni non governative hanno scritto una lettera aperta al presidente del Consiglio. Un accorato appello che, ovviamente, è stato pubblicato su Repubblica: «Gentile presidente Mario Draghi, dopo l’ennesima tragedia occorsa nel Mediterraneo giovedì scorso, crediamo indispensabile chiederle un incontro urgente», esordiscono gli «umanitari» marittimi. «Ogni volta che si ripete un naufragio speriamo che sia l’ultimo. Anche la tragedia di questi giorni poteva molto probabilmente essere evitata», hanno aggiunto.

L’appello delle Ong a Draghi

In pratica, l’occasione di lanciare un appello a Draghi è stata offerta alle Ong dall’incidente occorso in mare lo scorso giovedì, con un naufragio che è costato la vita a 130 persone. D’altra parte, agli «umanitari» serviva proprio il «morto» per forzare le autorità a rimettere in funzione i taxi del mare. In effetti, ultimamente Draghi ha fatto irritare parecchio la sinistra immigrazionista, visto l’accordo siglato con la Libia per contenere gli sbarchi. Insomma, qua serviva smuovere le acque: «Le persone – scrivono sempre le Ong a Draghi – invece che essere soccorse e condotte in un porto sicuro, come vorrebbe la normativa marittima internazionale, hanno iniziato ad essere riportate dalle autorità libiche in Libia, dove sono vittime di detenzioni arbitrarie, violenze e abusi di ogni genere ampiamente documentati. Contestualmente, le Ong sono diventate oggetto di una feroce campagna di delegittimizzazione e criminalizzazione».

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Cari taxi del mare, vi siete sputtanati da soli

In questo sapiente condensato di toni patetici, ruffianeria e menzogne vere e proprie, le Ong sperano di spingere Draghi a far ripartire i taxi del mare, che ormai godono di pessima fama. Anche se, ovviamente, non è affatto colpa della stampa sovranista, come pretendono gli immigrazionisti più impenitenti: nessuno ha infatti costretto le Ong a speronare le motovedette della Guardia di finanza, né tantomeno – come ipotizzato dalla Procura di Ragusa – a intascarsi denaro sonante per trasbordare clandestini. In altri termini, le Ong si sono sputtanate da sole. E non sarà certo una ridicola letterina a cambiare le cose.

Elena Sempione

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2 Commenti

  1. […] Di Adolfo Spezzaferro – Roma, 26 apr – “Le Ong che scrivono a Draghi e si appellano alla legge del mare non sanno di cosa parlano e in ogni caso non hanno alcun diritto di sbarcare i clandestini in Italia“: parola dell’ammiraglio di divisione (ris) Nicola De Felice. Grande esperto di diritto marittimo e da sempre schierato contro le Ong e la tratta di clandestini nei nostri mari, De Felice spiega al Primato Nazionale come stanno veramente le cose. E perché le Ong non hanno di che appellarsi al presidente del Consiglio. […]

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