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Roma, 13 mar – Arriva finalmente uno dei momenti più attesi dalle donne italiane – ma anche da parecchi uomini – dall’inizio del lockdown: parrucchieri, barbieri e centri estetica potrebbero riaprire già da lunedì 18 maggio in quasi tutte le Regioni italiane – sempre se domani i dati del primo monitoraggio della fase 2 saranno soddisfacenti. Di corredo alla riapertura, ecco le immancabili linee guida appena pubblicate dall’Inail: dal parrucchiere si starà solo con la porta aperta, prevista la presenza di aree per l’attesa in dehors come per i bar e ristoranti, niente giornali e riviste per i clienti. Le postazioni saranno posizionate ad almeno due metri di distanza.

Obbligatoria la mascherina di comunità, fatta «eccezione del tempo necessario per effettuare i trattamenti che non lo rendano possibile». Consigliato l’utilizzo di grembiuli e asciugamani monouso. Altrimenti, dovranno essere lavati ad almeno 60 gradi per 30 minuti. Il personale dovrebbe indossare mascherine (ffp2 e ffp3, non le chirurgiche) e visiere. Consigliati i materiali monouso e si dovrà procedere con la sanificazione degli strumenti di lavoro dopo l’utilizzo per ogni cliente. Proibito anche lasciare borse e portafogli sui tavoli: all’ingresso i clienti verranno dotati di un sacchetto monouso in cui riporre i propri effetti personali. Dal barbiere, coloro che vorranno farsi la barba dovranno arrivare con il lavaggio già fatto a casa.

Il documento Inail suggerisce una deroga al tradizionale giorno di chiusura, il lunedì, e l’allungamento degli orari di apertura per evitare assembramenti. «Non si tratta di disposizioni vincolanti – precisa il presidente dell’Istituto, Franco Bettoni – ma di contributi di carattere scientifico, che contengono analisi del rischio per settori specifici di attività, per cui forniscono ipotesi di modulazione delle misure di contenimento del contagio già note, anche attraverso criteri per l’individuazione di misure di prevenzione e protezione. È  evidente che non si tratta di linee guida impartite alle imprese, che né Inail né Iss sono titolati a emanare. Spetterà alle autorità politiche e alle parti sociali trovare il giusto contemperamento tra gli interessi in gioco, con la flessibilità che le situazioni territoriali possono richiedere».

Cristina Gauri

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