Roma, 21 set – Nel lungo e variegato carnet di indagini a carico del Partito Democratico e dei suoi esponenti, l’accusa di aver percepito finanziamenti illeciti sembrava essere una delle poche a mancare. La “resistenza” dell’ennesimo capo d’imputazione è però durata poco. La procura di Roma ha messo infatti sotto indagine il tesoriere del partito, Francesco Bonifazi, con l’accusa di aver percepito somme dal costruttore Luca Parnasi.

L’inchiesta è un filone della vicenda del nuovo stadio della Roma, per la quale Parnasi ed altri erano finiti agli arresti lo scorso giugno. Nel mirino degli inquirenti è finito un versamento da 150mila euro che l’impresario edile ha versato alla fondazione EUY, presieduta proprio da Bonifazi. Dal momento che tale donazione non è stata correttamente contabilizzata, secondo l’accusa i soldi sarebbero in realtà una “stecca” occulta donata alle casse del partito di cui la EUY è un’articolazione esterna. Da qui l’ipotesi di reato di finanziamenti illeciti, che aggiunge un ulteriore guaio alle finanze del Pd già messe a dura prova dal pessimo risultato delle ultime elezioni.


A spalleggiare la Procura nella ricostruzione di questo giro di soldi è lo stesso Parnasi, che dopo essere finito in manette ha cominciato a collaborare con i magistrati. In totale le somme versate ammonterebbero a 400mila euro, suddivisi anche fra altre fondazioni tra cui la “Più Voci” (250mila euro) gestita dal tesoriere della Lega Giulio Centemero, il quale però non risulta al momento indagato.

Nicola Mattei

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