Roma, 23 dic — L’ha massacrata di pugni — tanto da rendere necessario un ricovero in ospedale per trauma facciale — un’altra volta l’aveva minacciata con un coltello, e poi ancora il tentativo di gettarla dal balcone: per le violenze bestiali inflitte alla moglie la polizia di Stato ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un marocchino 50enne. L’accusa è di maltrattamenti in famiglia aggravati e di lesioni personali. Lo riferisce La Nazione.

Marocchino alcolizzato e violento in manette per maltrattamenti

Lo straniero, stando alla testimonianza della consorte corroborata dai solidi riscontri probatori forniti alla Procura della Repubblica dalle indagini della Squadra Mobile, maltrattava reiteratamente e pesantemente la donna, anche lei cittadina marocchina, e le due figlie, entrambe minori, nate a Pisa. L’inferno quotidiano vissuto dalle vittime era scandito dalle minacce di morte del marocchino, che non si faceva scrupolo di utilizzare oggetti taglienti o di spaventare la donna trascinandola sul terrazzo e minacciandola di buttarla di sotto.

Due anni di inferno

Gli episodi avrebbero iniziato a manifestarsi circa due anni fa, intensificandosi a causa del vizio del bere cui è dedito l’uomo, disoccupato e mantenuto dalla moglie — l’unica a lavorare, sostenendo tutta la famiglia. Il crescendo degli atti violenti è culminato una sera, quando il marocchino, sempre in preda ai fumi dell’alcol, ha preso a pugni la moglie con una tale ferocia da provocarle un trauma facciale per il quale si è reso necessario il ricovero in ospedale.

L’arresto

Arrivata al limite della sopportazione, la donna ha sporto denuncia alla Polizia con l’aiuto di un’associazione cittadina a tutela delle vittime di violenza: una volta in Questura ha raccontato nei dettagli il mare di patimenti a cui il marocchino aveva costretto lei e le bambine nel corso degli ultimi anni. I poliziotti della Squadra Mobile, una volta ottenuta l’ordinanza del giudice per le indagini preliminari del Tribunale, lo hanno cercato e rintracciato mentre si ubriacava in un bar a Collesalvetti. Trasportato in Questura è stato poi tradotto nel carcere don Bosco.

Cristina Gauri

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1 commento

  1. Carcere Don Bosco? In certi casi non possono non ritornare in mente certi sistemi una volta in uso. Un incontro nottetempo con una strafiga sul marciapiede che lo portava nel bosco dove, tra il lusco ed il brusco, buoni amici rieducatori incappucciati, incappucciavano e randellavano a dovere. Costi minimi, immediatezza della pena ad effetto rieducativo più che duraturo. E pensiamolo al bar qualche tempo dopo… con la cannuccia!
    Oggi si dirà, sistemi talebani.

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