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Roma, 30 nov – La vicenda dei marò sembra non avere mai fine. Come molti ricorderanno i due militari italiani nel febbraio del 2012 furono accusati dall’india dell’omicidio di due pescatori e incarcerati. Ne nacque un caso internazionale. Ebbene due servitori dello Stato sono ancora costretti, da disposizione corte suprema indiana, a firmare registro caserma carabinieri ogni primo mercoledì del mese. Queste firme in caserma sono tanto più assurde se pensiamo che il Tribunale arbitrale internazionale ha dato ragione alle tesi italiane.



L’India non ha più alcuna autorità sui marò

Dunque la giurisdizione sui due è totalmente italiana e non c’è motivo per cui i due marò debbano ottemperare all’obbligo delle firme stabilito da una potenza straniera. “La sentenza della Corte Arbitrale dell’Aia è esecutiva e l’India non ha più alcuna autorità sui due marò. Ogni misura restrittiva, pertanto, dovrebbe essere tolta. Dovrei leggere le carte per capire meglio, ma mi sembra molto strano che Latorre debba ancora mettere le firme sul registro”, aveva dichiarato il 4 agosto scorso Natalino Ronzitti, professore emerito di diritto internazionale alla Luiss. Chiaramente questa firma è una questione di dignità nazionale – sentimento che ormai coltiviamo in pochissimi – ma emblematica di come si è svolta vicenda dai primi anni fino al 2018.

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L’Italia sui marò a 90 gradi nei confronti dell’India (non solo per le firme)

Con l’Italia che ha messo in atto famosa strategia dell’appecoronamento, che è consistita nel fare campagna colpevolista contro i due. Tutti i media italiani che riprendevano titoli e editoriali di Times of India o The hindu, giornali coinvolti nell’azione politico diplomatica che l’India stava facendo in quel momento. A livello internazionale questa strategia di appecoronamento è stata millantata come funzionale a preservare gli interessi italiani in India. In realtà non ha funzionato minimamente, anzi, ha causato un disastro commerciale di circa tre miliardi di euro, in quanto tutte le commesse – per lo più materiali forze armate acquisite dall’Italia in quel periodo – sono state revocate dagli indiani, causando un danno gigantesco per le nostre industrie nazionali. A questo punto è assurdo si continui a rispettare le prescrizioni della Corte suprema indiana, quando noi abbiamo ragione come riconosciuto dal Tribunale internazionale.

Latorre nomina l’avvocato Anselmo

Intanto dall’agosto scorso i due marò non hanno potuto più rilasciare dichiarazioni pubbliche. Nei giorni scorsi è giunta la notizia che Massimiliano Latorre ha deciso di affidare la sua difesa all’avvocato Fabio Anselmo. “Spero di esserne all’altezza”, ha dichiarato Anselmo. “Massimiliano ha avuto il consenso da parte del ministro della Difesa per potersi difendere pubblicamente dalle pesanti accuse che gli sono state mosse. Peccato che questo consenso gli sia stato per il momento negato dalle autorità militari”. La questione dunque è tutt’altro che conclusa.

Luigi Di Stefano

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