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Roma, 14 nov – Virginia Raggi diventa un fumetto. Nell’era della comunicazione via social, nel decennio in cui il minimo passo falso diventa un meme, il sindaco di Roma ha deciso di rilanciare la propria immagine presso gli adolescenti ponendosi come protagonista in una serie di “fumetti” che hanno per tema il rispetto della città. “Un fumetto? Molto di più”, scrive la Raggi su Facebook. “Sta arrivando sul banco degli studenti romani, dalla quarta elementare fino alle superiori. Insieme parleremo del Nuovo Regolamento di Polizia Urbana grazie a questo strumento pensato per loro, semplice e immediato”. Il progetto, Proteggi il cuore di Roma, avrebbe “l’obiettivo di stimolare il confronto e la partecipazione fra i giovani, a partire dai più piccoli”.

Virginia e il manga taroccato

Per usare le parole di uno dei tanti commentatori sotto il post “capisco le buone intenzioni, ma il prodotto è mostruoso”. Sorvoliamo pure sull’autoreferenzialità assoluta del concepire un fumetto con sé stessa come protagonista, indossando i panni di un personaggio a metà strada tra un manga disegnato male, taroccato all'”occidentale” e una vigilessa (una figura di cui tutto si può dire, tranne di essere amata dai romani): solitamente, per questo genere di operazioni, le regole base della comunicazione chiederebbero che venisse scelta una mascotte inventata, per fare simpatia a tutti, un’immagine scevra da controversie e che possa solo suscitare simpatie – e non è il caso della “sindaca”, visti gli indici di gradimento in picchiata costante.

Fare i “giovani” non funziona mai

Merita invece una riflessione l’intento “avvicina-giovani” concepita da chi giovane non è più – e forse non lo è mai veramente stato – ma che evidentemente è convinto di sapere come riuscire ad accalappiare la loro attenzione a mezzo di disegnini scadenti e slogan mosci. Guardando le tavole già pubblicate non si riesce davvero a capire dove la “sindaca” abbia tratto il convincimento di poter polarizzare l’attenzione giovanile, visto che, nei fatti, questa operazione ricorda i fumetti educativi di decenni fa appartenenti a una realtà sociale e comunicativa totalmente differente rispetto a quella attuale. Basta scorrere un paio di profili Facebook di qualsiasi adolescente per capire che le dinamiche di comunicazione si evolvono in maniera talmente accelerata e “meta”, da relegare un fumetto disegnato male alla preistoria. Un progetto per cui persino chi vi scrive (e ha la stessa età della Raggi) prova imbarazzo. Possibile che al Campidoglio nessuno glielo abbia detto?

Una contraddizione in termini

Diventa paradossale, poi – e un boomerang in termini di marketing politico – ponendosi come vigilessa, cioè simbolo di repressione e punizione (“Daspo, multa”, citati sulle tavole) mentre la città di Roma sprofonda in termini di vivibilità agonizzando tra le sue mille piaghe sotto gli occhi di tutti. E’ inutile sventolare la minaccia di multa per chi abbandona i rifiuti mentre mezza Roma annega tra la spazzatura, in scene da esterno di lazzaretto seicentesco in mezzo a ratti, gabbiani, odori di putrescenza. E’ inutile minacciare sanzioni per chi si siede sugli scalini del centro storico, quando uscendo dalla Stazione Termini si viene assaliti dallo spettacolo di africani che defecano per strada. Che credibilità può avere il disegno della Raggi indignata di fronte a un writer che deturpa la Bocca della verità, quando basta andare al Verano per ritrovarsi davanti un accampamento di immigrati che girano nudi e appiccano fuochi nel parcheggio, nella più totale impunità? Virgì, i giovani avranno anche poca esperienza del mondo ma non li fai fessi: perché dovrebbero ascoltare i tuoi spauracchi repressivi, quando la tua amministrazione è la prima a chiudere entrambi gli occhi su situazioni disastrose di degrado?

 

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