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Roma, 14 nov – I lavoratori dell’ex Ilva e quelli dell’indotto sono appesi a un filo. Il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli ha convocato, per domani alle 15 al Mise, secondo quanto riportano fonti sindacali, l’ad di Mittal Italia, Lucia Morselli, e i leader dei metalmeccanici Fim, Fiom e Uilm. La convocazione arriva all’indomani della comunicazione di recesso inviata da ArcelorMittal. L’incontro è slittato anche a causa degli impegni del premier Giuseppe Conte, che è dovuto andare a Venezia per l’emergenza alta marea.

ArcelorMittal smentisce che resterà fino a maggio

Intanto arriva una doccia fredda: ArcelorMittal smentisce di aver dichiarato a Michele Emiliano, governatore della Puglia, che resterà sino a maggio del prossimo anno negli impianti siderurgici ex Ilva. Lo dichiarano fonti vicine all’azienda. La notizia di una permanenza della multinazionale franco-indiana sino a maggio era stata data ieri dal presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, dopo aver ricevuto una telefonata dello stesso Emiliano che ieri a Bari ha incontrato la Morselli. Come se non bastasse, da fonti sindacali infine si apprende che il gruppo il 26 novembre fermerà il Treno nastri 2 a Taranto.

Presidio delle aziende dell’indotto davanti al Mise

Oggi le aziende dell’indotto ArcelorMittal Italia aderenti a Confindustria Taranto tengono, unitamente a una delegazione formata da rappresentanti della Provincia, del Comune di Taranto e dai sindaci della provincia di Taranto, un presidio davanti al Mise. “Una delegazione ristretta, guidata dal presidente di Confindustria Taranto, Antonio Marinaro, incontra alle 14 il ministro Stefano Patuanelli, al quale sarà consegnato un documento sulla vicenda ArcelorMittal – annuncia Confindustria Taranto – e lo stesso documento sarà portato all’attenzione, nella stessa giornata, del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del presidente del Consiglio dei ministri, Giuseppe Conte”. A Patuanelli la delegazione illustrerà “la situazione di emergenza in cui le aziende si ritrovano dopo che ArcelorMittal Italia ha lasciato lo stabilimento, senza aver corrisposto alle stesse aziende fornitrici l’ammontare dei crediti maturati, pari a circa 50 milioni di euro. Una situazione gravissima – si afferma – che sta già dando luogo al ricorso alla cassa integrazione per i dipendenti delle stesse imprese. In alcuni casi si parla di licenziamenti. La platea dei dipendenti dell’indotto ex Ilva di Taranto ammonta a circa 6 mila unità. Queste aziende – dice Confindustria Taranto – hanno già sacrificato 150 milioni di euro nel passaggio fra Ilva e Ilva in As, fra il 2014 e il 2015 (crediti confluiti nello stato passivo)”.

M5S ribadisce no allo scudo

Intanto, sul fronte scudo penale i 5 Stelle ribadiscono ancora una volta il loro no. Il ministro Patuanelli precisa che “la disponibilità che è stata data riguarda l’eventuale esigenza di un intervento su questo tema, che deve essere manifestata dal presidente del Consiglio. Su questo – chiarisce il pentastellato – la disponibilità è di riparlarne, non di adottare un provvedimento“. In ogni caso, conclude il titolare del Mise, “riteniamo che anche per una questione ambientale sia necessaria la continuità produttiva, perché senza produzione non c’è piano ambientale. Ed è evidente che, eventualmente, i commissari torneranno a gestire l’impianto. Dobbiamo garantire questo percorso: io non credo che arriveremo a questo perché non ci sono i presupposti, ma se dovesse esserci il recesso, la struttura commissariale dovrà garantirlo. La nostra posizione è che Mittal deve tornare a garantire l’attuazione del piano industriale”.

Adolfo Spezzaferro

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