Milano, 9 nov — Da caso grottesco, a farsa, fino ad arrivare alla barzelletta: Bilal, il sedicente «dodicenne» rapinatore marocchino senza fissa dimora che da mesi terrorizza i turisti del capoluogo lombardo, è tornato il libertà. Secondo quanto riferito dalla Verità il gip del tribunale per i minori di Milano non è dunque arrivato a stabilire con certezza che il ragazzo abbia 14 anni, età minima per essere imputabili in Italia. Il giovane è stato assegnato a una comunità dalla quale, come già sistematicamente accaduto in passato, fuggirà per tornare a bivaccare alla Stazione Centrale di Milano, «quartier generale» da dove partono le sue razzie ai danni di più o meno danarosi passanti.

Bilal di nuovo fuori

Bilal era finito in manette il 20 ottobre scorso dopo aver messo a segno il nono colpo in un mese: una rapina nei confronti di due italiani con la complicità un sedicenne, anche lui marocchino. Precedentemente era riuscito a sfilare dal polso di un turista americano un orologio di lusso da quasi 30mila euro. Nonostante il baby rapinatore seguitasse a sostenere di avere 12 anni, la Procura per i minori ne ha chiesto l’arresto. Richiesta accolta dal giudice che aveva però disposto approfondimenti sull’età del minore, che sulla base di precedenti accertamenti si sarebbe invece attestata sui 14 anni. Buco nell’acqua: nonostante la radiografia al polso disposta dai pubblici ministeri confermasse l’età presunta, l’anatomopatologo dichiara di non riuscire a stabilire se Bilal abbia 14 anni o meno. Il gip, pur vedendosi costretto a scarcerarlo, ha disposto misure di controllo maggiore nei confronti del ragazzino.  

“Non possono arrestarmi”

«Non possono arrestarmi», con tale arroganza aveva esordito Bilal intervistato dal Corriere mentre bivaccava in Stazione Centrale. Il mantra è sempre lo stesso: «ho dodici anni», e a quanto pare non si può dimostrare che Bilal stia raccontando una sonora caz*ata che gli funge da salvacondotto per evitare le manette. Ai dubbi legati all’età si aggiungono «fragilità» come la scabbia, da cui è affetto (e che guarirebbe in poche settimane se solo accettasse di rimanere in comunità) e una presunta cura con un farmaco per l’epilessia. Una cosa è certa, scabbia o meno, epilessia o meno, il caro Bilal non potrà raccontare di avere dodici anni per sempre e gabbare in questo modo la giustizia italiana. 

Cristina Gauri

 

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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