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sanita-deficitBruxelles, 29 gen – Ancora bacchettate dall’Europa, stavolta giuste e giustificate. L’Italia sanitaria non migliora, anzi, insieme a pochissimi altri Paesi perde punti e un posto nella classifica del European Health Consumer Index (EHCI) presentato ieri a Bruxelles davanti al Commissario europeo per la salute, il lituano Vytenis Andriukaities. In pratica, mettendosi nei panni dei consumatori le cose per l’Italia sanitaria non vanno affatto bene.

Sono oggi 37 i Paesi “osservati” dal centro indipendente svedese Health Consumer Powerhouse (HCP)  e valutati in sei grandi aree con 47 diversi indicatori, tra i quali :

  • Diritti dei pazienti e informazioni (12 indicatori: dal diritto alla seconda opinione alla prenotazione online o alla ricetta per mail, al catalogo con ranking di qualità dei servizi )
  • Accessibilità e tempi di attesa (5 indicatori: dall’accesso entro la giornata dal medico di famiglia alle liste di attesa)
  • Outcome (7 indicatori: dalle morti infantili, all’aborto, alla cura della depressione)
  • Range e servizi (8 indicatori: dall’equità del sistema sanitario al trapianto di reni per milione di abitanti, alle cure pubbliche dei denti, al numero di parti cesarei)
  • Prevenzione (8 indicatori, introdotti negli ultimi due report: dalla vaccinazioni neonatali e dell’Hpv, dalla prevenzione fumo, all’assunzione media di zuccheri, ai diabetici non diagnosticati)
  • Farmaceutica (7 indicatori tra cui introduzione di nuovi farmaci anticancro, uso o abuso di antibiotici, accesso ai farmaci di ultima generazione)

EHC indexIn cima alla classifica i Paesi Bassi, con un punteggio di 898 su 1000, seguiti da Svizzera, Norvegia, Finlandia e Danimarca; l’Italia, con 648 punti, si presenta al 21° posto (l’anno scorso era al 20° ed al 15° nei primi rilevamenti).

“Nonostante molti Paesi registrino un lieve calo della spesa sanitaria, le prestazioni complessive nell’ambito della sanità continuano a migliorare”, ha spiegato Arne Bjornberg, presidente dell’HCP e direttore della ricerca. Nel 2006, il primo indice assegnava un punteggio superiore a 800 a un solo paese, mentre nel 2014 la stessa soglia è stata superata da ben nove sistemi sanitari, tutti caratterizzati da ottime prestazioni. Per lo studio “la sanità pubblica rientra fra i tanti e importanti sistemi del Paese che hanno disperatamente bisogno di riforme, ma nel clima di paralisi in politica imperante non vengono attuate misure in grado di porre rimedio alla scarsità di questi risultati”.  Sul banco degli imputati anche la frammentazione del sistema. “L’attuale regionalizzazione della sanità pubblica – si legge – minaccia di allargare il divario fra nord e sud, rendendo talvolta difficile stabilire la media italiana”. Perché, e questo viene riconosciuto, l’Italia ha le sue eccellenze.

Un dato positivo invece quello che riguarda  l’indagine relativa alle associazioni dei pazienti che “rileva un notevole miglioramento, in base al quale il Paese sembra avere ridotto significativamente il problema dei pagamenti in nero, guadagnando all’Italia un semaforo verde”.

“Attendersi grandi riforme, che appaiono estremamente incerte, significherebbe prendersi in giro”, ha detto Bjornberg, “Sembra più probabile attuare misure specifiche, come una forte svolta nella prevenzione antifumo, dato che quest’ultimo è una delle cause degli scarsi risultati dei trattamenti. L’eccessivo consumo di antibiotici va a braccetto con l’elevato livello di gravi infezioni ospedaliere: si tratta di una correlazione pericolosa, che andrebbe affrontata”.  Altro tema è l’assistenza a lungo termine della popolazione in invecchiamento: “un’abissale mancanza di preparazione. Sotto questo punto di vista, infatti, l’Italia si colloca allo stesso posto di Romania e Grecia, ma ancora una volta non sembra esservi alcuna volontà politica di attuare azioni risolutive“.

Messaggio chiaro a Renzi e soci, impegnati senza sosta e pausa a decidere su quale ‘Yes Man’ eleggere a Presidente, mica a prendere provvedimenti per un paese allo sfascio.

Gaetano Saraniti

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