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erri de lucaRoma, 29 gen – Fissiamo alcuni punti fondamentali. Primo: lo scrittore Erri De Luca non ha mai ragione. È colpevole, sì, ma di una colpevolezza ontologica che ha poco a che fare con le aule dei tribunali.

Secondo: proprio per questo, nel processo che lo vede attualmente alla sbarra per le sue dichiarazioni sulla Tav, va assolto. Anche se questo comporterà delle insopportabili luci della ribalta, una pacca sulla spalla mediatica che sarà difficile da metabolizzare. Ma che sarà comunque meglio di una condanna che ne farebbe un martire. Sono già usciti i cartelli “Je suis Erri”, pensate che potranno tirar fuori se perdesse il processo.

No, Erri De Luca che vittimeggia a reti unificate sarebbe davvero troppo. Ma il punto, in realtà, non è nemmeno questo. Per quanto sia difficile, la questione va giudicata a prescindere dall’invadente ego di lui. La questione è che se il famoso scrittore progressista viene condannato per aver detto che “la Tav va sabotata”, chi non è famoso né scrittore né tanto meno progressista non potrà più dire nulla.

“Istigazione a delinquere”, dice la Procura. A dirla tutta non è che sia del tutto campata in aria, l’accusa: i No Tav indiscutibilmente delinquono e lui oggettivamente li istiga. Ora, mentre fa l’eroe pronto ad affrontare la condanna, sotto sotto De Luca la butta in caciara, dicendo che anche l’ostruzionismo parlamentare è un sabotaggio. Tutto è sabotaggio, quindi niente è sabotaggio. Non è esattamente così, lo scrittore si riferiva proprio a quella cosa che si fa di notte con le tronchesi, i passamontagna e i bomboni.

Ma se restringiamo la libertà d’espressione al punto in cui sarà possibile esprimere solo pensieri edificanti, che diano il buon esempio e non siano fraintendibili, sostanzialmente avremo dichiarato la morte del pensiero critico. Con effetti devastanti soprattutto per chi critico lo è davvero, anziché fare la giovane marmotta in Val Susa.

E poi, se proprio Erri De Luca va condannato per quello che dice, si sarebbe piuttosto dovuto farlo sei anni fa, quando contro un manipolo di ragazzi che aveva occupato un palazzo abbandonato a Napoli sfidando il patto consociativo tra amministrazioni di sinistra e ribellione ufficializzata, istigò apertamente al linciaggio: “Sono contrario agli sgomberi da parte delle istituzioni. È il quartiere che dovrebbe reagire alla presenza di un gruppo neofascista, ribellarsi ed espellere questo corpo estraneo che si è insediato in città”.

Ecco, se uno può dire questo, allora può dire tutto. Quindi assolvete questa persona orribile e facciamola finita con questa farsa. Risparmiateci gli apericena in villa con raccolta fondi per il dissidente. Risparmiateci il Solgenitsin alle vongole che arringa i giovani alla ribellione dai megastore Feltrinelli. Chiudiamola qui, davvero. Tanto, nelle questioni che davvero contano, Erri De Luca non sarà mai assolto. Erri De Luca ha sempre torto.

Adriano Scianca

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