Perugia, 25 nov — Veniva massacrata di botte su base giornaliera — anche durante la gravidanza — umiliata, insultata, privata della libertà e obbligata a vivere in una casa fredda e con le utenze staccate: costretta a vivere in un autentico inferno dal marito, un 50enne magrebino che reputava lo stile di vita della consorte «troppo occidentale». Ora l’uomo è stato denunciato per maltrattamenti e dovrà risponderne in tribunale.

Magrebino massacra di botte la moglie: “troppo occidentale”

Secondo la procura di Perugia, l’immigrato avrebbe colpito la propria vittima con calci, pugni e schiaffi, sequestrandole i documenti perché non potesse scappare e sottraendole spesso e volentieri il poco denaro che aveva a disposizione, in modo da ridurla in stato di totale dipendenza economica. Non solo: il magrebino aveva costretto la famiglia, composta dai due coniugi e due bambini, ad abitare in una casa fatiscente e senza riscaldamento disinteressandosi completamente del loro benessere.

Stando alla testimonianza della vittima il 50enne si sarebbe recato in patria in diverse occasioni, lasciando la famiglia senza supporto economico e costringendo la moglie a chiedere denaro a terze persone per non morire di casa. Le atrocità dello straniero non si fermavano nemmeno di fronte allo stato interessante della consorte. Una volta l’avrebbe abbandonata per strada nonostante fosse incinta, e a distanza di pochi giorni l’avrebbe addirittura presa a calci.

Stalker e violento

Proprio in seguito a quest’ultimo episodio la donna aveva denunciato le violenze e si era allontanata dal nucleo famigliare portando con sé la prole. Il magrebino, non accettando la separazione, aveva continuato a infastidirla e perseguitarla psicologicamente, presentandosi davanti all’ingresso dell’azienda in cui la donna era impiegata e recandosi, senza preavviso, a riprendere i figli a scuola, dimostrandosi aggressivo anche contro i docenti. La procura gli contesta infine anche l’atteggiamento nei confronti dei servizi sociali: avrebbe infatti minacciato di morte un’assistente sociale.

Cristina Gauri

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