Roma, 25 nov – Ormai giunti a fine novembre, ci apprestiamo a calarci nelle fredde e buie notti che precedono il solstizio d’inverno, fin dall’alba dei tempi la data più mistica dell’intero anno solare. Da sempre, infatti, il solstizio d’inverno racchiude una simbologia, astrale, naturale e spirituale, che affascina i popoli coinvolgendoli nel culto solare più antico e condiviso da ogni parte del globo. Rimanendo nel nostro antichissimo bacino Mediterraneo, oggi scendiamo in Egitto per scoprire come il primo sole d’inverno scaldava tanto i vivi, quanto, addirittura, i morti. Moltissimi sono infatti i monumenti e i ritrovamenti orientati verso il “nuovo sole” solstiziale. Il solstizio d’inverno, che cade solitamente nelle notti tra il 20 e il 22 dicembre, veniva visto dagli antichi come un segno divino per la vittoria della luce sul buio, del bene sul male, ma anche e soprattutto per la rinascita della vita stessa. Spostandoci al periodo estivo, troviamo invece negli egizi un altro curioso fattore: il solstizio d’estate. Esso si verificava all’incirca nel periodo dell’inondazione annuale vivificante del fiume Nilo.

Nel buio la luce

Ad Assuan, città egiziana il cui sito archeologico è frutto dell’opera di scavo da parte di una prima missione italo-egizia, ha rivelato una scoperta davvero significativa per il mondo ingegneristico e astronomico delle antiche culture mediterranee. Secondo una dichiarazione rilasciata dall’Università di Málaga, i ricercatori guidati da Maria Dolores Joyanes-Díaz suggeriscono che una tomba nella necropoli di Assuan sia orientata verso l’alba del solstizio d’inverno, in modo che, entrando, i primi raggi di sole illuminassero una particolare statua al suo interno. La statua in questione raffigura il governatore della città di Elefantina, la leggendaria isola al centro del Nilo, affacciata su Assuan. Il misterioso governatore dell’isola è vissuto intorno al 1830 a.C., alla fine della XII dinastia. L’architetto egiziano egizio al quale venne commissionata la tomba, dunque, da quanto dimostrano i ricercatori, avrebbe individuato la corretta posizione nella quale costruire la tomba e posizionare la statua. 

Il sole muore e risorge sul Nilo

Per giungere a questa curiosa conclusione, il team archeologico ha utilizzato un software per riprodurre la posizione del sole rispetto all’orizzonte dell’epoca, così da confermarne la geometria di entrata dei suoi raggi nella tomba. Come spiegano i ricercatori dell’università di Malaga, il ciclo solare era legato alla Tradizione egizia sulla rinascita e la resurrezione dei morti. Ogni anno, infatti, durante le notti del solstizio d’inverno, il sole muore, accorciando al limite la luce delle sue giornate, per poi rinascere, allungandole, trascorsa l’ultima notte più buia. Collocare dunque la statua nel punto in cui la luce del sole penetrava nella tomba direttamente su di essa, con il primo sole nascente del solstizio d’inverno, sanciva indubbiamente la rinascita e la vittoria della luce sull’oscurità.

Andrea Bonazza

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta