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Gorizia, 3 feb – Il rapper Owusu condannato a otto mesi per il video girato al Sacrario di Redipuglia. Ve lo ricordate Justin Owusu? Se la risposta è «no» non vi angustiate, non ci sono meriti artistici per cui dovreste ricordarvi dell’ennesimo, supponente e musicalmente poco dotato rapper-immigrato alla Bello Figu. Se non fosse stato per l’ignobile video Csi – Chi sbaglia impara dove Owusu veniva ripreso mentre sfregiava il Sacrario di Redipuglia ballando con movenze da primate sulle spoglie di 100mila caduti italiani della Prima guerra mondiale, Owusu sarebbe ora relegato al limbo dei rapper della «generazione Balotelli» che «ci hanno provato». Dove è il suo destino stare.

La segnalazione e il processo

Correva l’anno 2017, e la vicenda spaccò in due l’opinione pubblica, tra buonisti menefreghisti e chi invece reclamava pene esemplari per lo sfregio dell’italo-ghanese Emmanuel Owusu Frimpong, classe 1996.  Il sindaco di Redipuglia, Antonio Calligaris, aveva subito segnalato la situazione alla direzione del Sacrario e, quindi, al ministero della Difesa: così Owusu e il suo produttore, Piras, anch’egli presente nel video, sono finiti a processo per rispondere del reato di vilipendio delle tombe dei caduti della Prima guerra mondiale secondo quanto stabilito dall’articolo 407 del Codice penale. 

La sentenza

E siccome «C’è sempre bonissima giustizia» come si diceva nel film Nell’anno del signore, ieri, il giudice di Gorizia Marcello Coppari ha condannato con rito abbreviato Owusu, nato a Udine e residente a Pozzuolo del Friuli, a 8 mesi di reclusione e il suo amico Mattia Antonio Piras, 26 anni, di Latisana, a 6 mesi, «subordinando la sospensione condizionale della pena al risarcimento della parte civile, l’Istituto del Nastro azzurro fra combattenti decorati al valor militare, per un importo pari ad euro 25.000 per i danni morali, oltre alle spese legali». La punizione dovrà essere però confermata, poiché la difesa dei due ragazzi ha preannunciato il ricorso in appello. Nel frattempo il nostro Owusu potrebbe rileggere il testo della canzoncina da lui composta e che tanti grattacapi gli ha provocato, e riflettere su amenità tipo «si sbaglia per poter chiedere scusa e poter ammettere di aver sbagliato». 

Cristina Gauri

2 Commenti

  1. La frase non è per nulla amena, ben spiega come per certa lordura umana il prossimo non esiste proprio!! Alla faccia del “tutti fratelli”. Io, io e ancora io!

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