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Avellino, 12 ott – Tre donne di origine di africana circondano un’automobile nella quale sta seduta una donna italiana: le impediscono di chiudere la portiera, urlano parole incomprensibili, sembra quasi che vogliano tirarla fuori dall’abitacolo. Tutto d’un tratto un uomo esce correndo dal veicolo e si avventa sulle tre immigrate, prendendole goffamente a calci – cadendo per terra nel tentativo di colpirne una, addirittura «smutandandosi» e mostrando comicamente un pezzo di natiche – mentre le straniere continuano a urlare nel loro idioma, cercando di sottrarsi ai colpi. Immagini forti, condivise dall’account Twitter di Radio Savana e che hanno immediatamente suscitato l’indignazione dei follower, pronti a parteggiare contro le tre africane: per la maggioranza dei commentatori sono state loro a iniziare la bagarre, loro a provocare la reazione esasperata dell’uomo immortalato nel video.

Ma c’è un piccolo colpo di scena, un plot twist come dicono gli anglosassoni: sì perché la scena si svolge al Centro d’accoglienza clandestini di Contrada Ogliara a Serino (Avellino), e chi tira le pedate alle donne non è un cittadino qualsiasi ma l’avvocato Antonio Barone, marito di Teresa Pascale, legale rappresentante della srl «L’Arca di Noé» che gestiva detto centro per immigrati. Persone che con gli immigrati ci lavorano e ci guadagnano. Cosa avrà mai scatenato, quindi, la furia delle tre straniere? E per quale motivo Barone perde l’aplomb in quel modo? Le cause della rissa sono ancora avvolte nel mistero.

Qualche suggerimento, forse, potrebbe darlo il servizio apparso su Irpinianews nel 2019 in cui venivano denunciate le condizioni di vita disumane all’interno della struttura: «Abbiamo riscontrato l’assenza di controlli da parte degli operatori, condizioni igieniche precarie, mancanza di acqua calda, riscaldamenti malfunzionanti e assenza di assistenza medica – denunciava il quotidiano online – Gli extracomunitari che vi risiedono sono costretti a cucinare nelle stanze perché, a loro dire, il cibo che ricevono è scadente; non percepiscono da mesi pocket money, non c’è rete telefonica e non possono frequentare corsi scolastici e andare a messa. Abbiamo visitato questo centro insieme all’assessore al turismo, politiche giovanili ed europee Marcello Rocco». Servizio che provocò le ire di Barone e consorte, i quali si affrettarono a denunciare per diffamazione il sito di informazione. La querelle finì però lo scorso 27 febbraio con l’archiviazione disposta dal Giudice per le indagini preliminari, dott. Paolo Cassano perché «quanto rappresentato in merito alla qualità del servizio offerto ha trovato conferma nella successiva ispezione del personale prefettizio». Tutto non è sempre come sembra…

1 commento

  1. Se qualche IDIOTA avesse ancora dubbi sulla carità PELOSA dei
    KattoKom …..
    L’ immigrazione è BUSINESS !!!! anche per Papa-Badoglio !!!!!

    ITALIANI SVEGLIA !!!!!

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