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Roma, 31 ago – Vittorio Sgarbi in direzione ostinata e contraria, ma in questo caso l’indole provocatoria del critico d’arte (pur evidente) c’entra meno del solito. Perché Sgarbi fin dal periodo iniziale dell’emergenza coronavirus si è scagliato contro l’allarmismo dilagante. E non ha intenzione di mollare la presa, anzi. Dopo aver proibito l’uso della mascherina all’aperto a Sutri, comune in provincia di Viterbo di cui è sindaco, ha rilanciato la sua iniziativa spiegando in una lettera a Il Giornale il motivo per cui la ritiene legittima. “Per evitare l’irrazionale diffondersi del virus della paura, ho scritto un’ordinanza per vietare l’uso della mascherina, che non è un divieto, ma un richiamo alla ragione e al libero pensiero, cioè al pensiero libero da pregiudizi. La mia minaccia di multa a chi porta la mascherina per strada è solo un paradosso per fare riflettere sulla insensatezza della sottomissione, non imposta, ma accettata passivamente”.

“Mascheramento del volto vietato”

Niente mascherine per evitare di diffondere il virus della paura dunque, ma senza sanzionare davvero i cittadini di Sutri che al contrario decideranno di indossarla. In ogni caso, Sgarbi motiva così la legittimità della sua ordinanza: “Il decreto legge 155 del 2005 che, dopo gli attentati terroristici islamici, vieta ogni mascheramento del volto che possa ‘rendere difficoltoso il riconoscimento della persona‘. Verum ipsum factum. Le evidenze scientifiche disponibili, fornite dall’Istituto superiore della sanità – scrive il critico d’arte – indicano che in sei mesi l’epidemia ha prodotto 4 decessi sotto i 9 anni e nessuno tra i 10 e i 19 anni. Nessuno. Nessuno. Dobbiamo imbavagliarli tutti con le mascherine, perché non si contaminino sani tra sani?”, tuona infine il sindaco di Sutri.

Alessandro Della Guglia

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