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Roma, 31 ago – La serrata generale imposta dal governo giallofucsia per contenere l’epidemia di coronavirus e colpevolmente protratta anche quando la curva dei contagi era migliorata ha bruciato 116 miliardi di consumi nel 2020, si tratta di 1.900 euro a testa. A lanciare l’allarme è l’analisi dei consumi regionali dell’ufficio studi di Confcommercio. Numeri che purtroppo fanno il paio con il crollo del Pil riportato dall’Istat. Il tonfo del prodotto interno lordo nel secondo trimestre del 2020 è del 12,8%, conclamando che il Paese è in recessione, la peggiore dal dopoguerra. Infatti siamo a due trimestri consecutivi di decrescita, il primo aveva fatto segnare un -5,3%. A trascinare giù produzione, industria e ogni altro comparto sono i mancati consumi, dato l’impoverimento generale degli italiani.

Istat riporta il crollo di tutti i comparti dell’economia

L’Istat pertanto rivede al ribasso le stime sul Pil nel secondo trimestre: il calo è del 17,7% rispetto all’anno precedente. Il quadro è allarmante: nel secondo trimestre dell’anno, rispetto ai tre mesi precedenti, risultano in diminuzione tutti i principali aggregati della domanda interna, con cali dell’8,7% per i consumi finali nazionali e del 14,9% per gli investimenti fissi lordi. Pure le importazioni e le esportazioni sono diminuite: rispettivamente, del 20,5% e del 26,4%.

Consumi, nord più penalizzato: -11,7%

Tornando ai consumi, dal report di Confcommercio risulta che l’effetto lockdown è stato più o meno pesante a seconda delle aree del Paese: a livello nazionale la previsione è di un calo del 10,9%, ma è il nord il più penalizzato (-11,7%), con quasi il 60% del calo complessivo concentrato nelle sue 8 regioni e con la Lombardia che registra la maggiore perdita in valore assoluto (oltre 22,6 miliardi di consumi). Al sud, invece, la riduzione della spesa sul territorio è più contenuta (-8,5%), questo per via di una presenza minore di turisti stranieri e di un calo più contenuto dei redditi.

Sangalli: “Fisco e burocrazia rallentano la crescita”

Il danno ai consumi è drammatico. “In ogni caso – sottolinea l’ufficio studi Confcommercio – il quadro complessivo appare sconfortante e in tutti i territori, per differenti ragioni, dovrebbero trascorrere almeno cinque anni per tornare ai livelli di spesa pro capite del 2019. Rimangono, pertanto, fondamentali riforme strutturali, da finanziare in parte con i fondi europei, per tornare a crescere a ritmi più coerenti con le legittime aspettative di famiglie e imprese”. “Servono provvedimenti più incisivi e rapidi nella loro applicazione”, sottolinea Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio. “Il tempo non gioca a nostro favore – avverte – e i nodi fiscali e burocratici che rallentano la crescita devono ancora essere risolti“.

“Urgenti e necessarie riforme per la produttività”

Se andiamo a guardare i tassi di variazione della spesa per consumi regionali, si va dalla contrazione del 7,2% in Molise (la più contenuta) al -16,0% del Trentino Alto Adige (il crollo più pesante). In termini di perdita di valore, è il nord il più colpito: dei 116 miliardi di consumi in meno stimati oltre 65 (quasi il 57%) derivano dalle 8 regioni settentrionali (che nel 2019 pesavano per il 52% dei consumi totali). La Lombardia subisce il calo più grave, pari a oltre 22,6 miliardi di euro. In termini di consumi per abitante, la caduta della spesa sul territorio nel 2020 ci riporta al livello della meta’ degli anni ’90. Alla luce di questi numeri, sono ancora “più urgenti e necessarie riforme in grado di mutare la produttività del sistema Italia per evitare di riprendere, dopo la pandemia, il percorso di crescita esangue sperimentato nel passato”, avverte Confcommercio.

Codacons: “Incrementare il potere d’acquisto dei cittadini”

La crisi generata dall’emergenza coronavirus avrà sui consumi delle famiglie effetti peggiori della crisi economica scoppiata nel 2008, quando in Italia si registrò un generalizzato impoverimento con conseguenze a cascata su tutti gli indicatori economici, è l’allarme lanciato da Codacons a proposito del report di Confcommercio. Si stimano perdite peggiori del 2008, “quando vennero bruciati circa 80 miliardi di euro di consumi, con una riduzione della spesa pari a 1.330 euro a cittadino”, spiega il presidente Codacons Carlo Rienzi. “E proprio il crollo dei consumi registrato nel nostro Paese a seguito del coronavirus sta avendo impatti fortissimi sull’economia, con effetti a cascata sui prezzi al dettaglio, sul commercio, sull’occupazione e sull’industria”, spiega il numero uno dell’associazione dei consumatori. “Per tale motivo chiediamo al governo di incrementare il potere d’acquisto dei cittadini attraverso misure strutturali ed efficaci e senza ricorrere a bonus a pioggia che rappresentano soluzioni estemporanee che non producono effetti sul lungo periodo”, fa presente Rienzi.

Adolfo Spezzaferro

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