Roma, 22 mar – La guerra in Ucraina è anche un dramma umanitario, con milioni di persone sfollate. Una tragedia che colpisce in particolare donne e bambini. Stando a quanto riferito ieri dall’Unicef, “il numero dei bambini e delle bambine in fuga dall’Ucraina aumenta di ora in ora e si avvicina inesorabilmente alla soglia dei 2 milioni”. Mentre secondo l’Onu più di 3,5 milioni di persone sono fuggite dall’Ucraina. Per accogliere i profughi ucraini, in tutta Europa, la macchina della solidarietà si è mossa e continua a muoversi. E questa è purtroppo, per ora, l’unica buona notizia. Perché oltre il tremendo conflitto sul campo, ai confini con l’Ucraina è in atto pure un vergognoso business sulla pelle di chi fugge messo in atto dai cosiddetti “caronti”, persone che si fanno pagare profumatamente per condurre le persone al sicuro fuori dalle zone di guerra ucraine.

Quel vergognoso business sui profughi ucraini

A parlarne nel dettaglio è oggi l’Agi, che riporta le testimonianze di diverse persone che hanno assistito a questo vero e proprio sciacallaggio.

Un religioso menziona ad esempio una sorta di ‘tariffario’ ai confini con l’Ucraina: “Per passare quello polacco bisogna dare agli autisti 400 euro, la stessa somma che si versa per attraversare l’area che separa la Romania e l’Ungheria, che non è area Schengen. Va peggio per chi scappa da Odessa. Oltre alla quota base di 400 euro, si deve aggiungere un extra di 500 euro per compensare chi ha il coraggio di farti uscire dalla città dove sparano a vista”.

Mentre Fabio Prevedello, presidente dell’ Associazione Europea Ucraina-Italia Maidan, è tornato di recente da reduce da un viaggio per portare viveri in Ucraina e racconta di “sciacallaggio” e “taglieggiamenti”. Prevedello, citato sempre dall’Agi, sostiene che “accanto ai meravigliosi volontari ai confini, è pieno di sciacalli che chiedono cifre assurde. Una signora mi ha riferito che persone senza alcun ruolo in dogana hanno chiesto per un passaggio 500 euro per lei, 100 per il figlio di 12 anni e 100 perfino per l’altro figlio neonato. Il fatto è che, in quei momenti di estrema fatica ed emotività, quando vieni avvicinato da persone che ti promettono un alloggio e una sistemazione se versi quell’obolo tendi a crederci. Invece poi ti trovi in un campo profughi. So che la polizia polacca sta indagando su questo”.

Alessandro Della Guglia

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