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Bollette e mangimi troppo cari, alcuni allevatori costretti ad abbattere il bestiame

by La Redazione
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Roma, 22 mar – Allevatori che abbattono il bestiame a causa del caro energia, ma anche dei mangimi costosissimi e della già citata crescita dei prezzi nelle materie prime. È il quadro terribile che viene fuori dalla storia di un contadino intervistato da Repubblica. Un disagio quello dei prezzi – per usare un eufemismo – di cui avevamo già parlato, proprio come dramma dei coltivatori.

Allevatori costretti ad abbattere il bestiame: la storia di Alessandro Bonetti

Le materie prime hanno prezzi stellari. E tra di esse ci sono mais, orzo e soia, ovvero i tre quarti di ciò che compone il mangime dato agli animali. Costi saliti del 40% in un solo mese di guerra in Ucraina. Tutto ciò ha ovvi riflessi negli allevamenti zootecnici, dove i coltivatori non riescono proprio a fare fronte alle spese. Al punto da essere costretti ad abattere perfino gli animali produttivi. La storia raccontata è quella di Alessandro Bonetti, allevatore di San Giuliano Milanese, il quale, ormai prossimo alla disperazione, spiega: “Se continuiamo così l’allevamento zootecnico in Italia rischia di scomparire perché nessuno ha le forze di resistere a questi prezzi. Per un allevatore la cosa peggiore è alzarsi la mattina e trovare la stalla vuota, ora questa paura la vedo sempre più concreta”.

“Ci mancano gli alimenti per le nostre vacche”

“Questi sono allevamenti per il 95% dediti alla produzione di latte“, racconta Alessandro ai microfoni, aggiungendo che “quando l’animale va a fine carriera viene macellato, quindi c’è anche un introito della carne, però sul totale del fatturato è un importo minore”. Sulla guerra dice: “L’Ucraina è il granaio d’Europa, hanno bloccato le esportazioni di grano e mais. Ma per il bovino gli alimenti principali sono proprio il mais, la soia…quindi questi prodotti hanno avuto un rincaro enorme. E così ci si trova a non avere l’alimento principale per le proprie vacche. Siamo costretti ad abbatterle per abbassare i costi. Ma se la situazione continua si rischia veramente la sopravvivenza”.

Alberto Celletti

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