Roma, 22 mar – I trans devono andare in guerra. Le “donne transgender” per usare terminologie progressiste. Le storie Lgbt applicate alla realtà concreta, si sa, fanno sempre un po’ sorridere. A volte le filosofie “fluide” premiano i mattacchioni, come avvenne in Svizzera quando un uomo si dichiarò donna per avere la pensione con un anno di anticipo. Altre volte, chi ci prova riceve risposte negative. E questo è decisamente il caso.

Trans e guerra, le fughe fallite

Come riporta Tgcom24, sono centinaia le “donne transgender” respinte al confine dell’Ucraina mentre, senza mezzi termini, cercavano di scappare. Il “problema” risiederebbe nei loro passaporti, che riportano “ancora”  il nome e genere maschile, anche dopo il cambio di sesso. A diffondere la notizia sono le attiviste citate dalla Bbc, che lamentano leggi dell’Ucraina nel merito “conservatrici”, che vietano ai cittadini maschi dai 18 ai 60 anni di lasciare il Paese, allo scopo di difenderlo nella guerra in corso.

La “retrograda” Ucraina

Nella retrograda e “medievale” Ucraina, infatti, cambiare genere e nome “richiede un lungo processo”, oltre a diverse valutazioni psichiatriche. Questo porta molti transgender a non andare in fondo alla pratica burocratica, e sostanzialmente a mantenere all’interno del proprio documento l’appellativo “maschio”. È questo ennesimo cortocircuito – sebbene “indotto” – ad impedire ai suddetti di riuscire a varcare il confine del Paese e, quindi, a sfuggire al conflitto.

Alberto Celletti

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2 Commenti

  1. Non vogliono certo sacrificarsi e risultare il divertimento di maschiacci locali, sporchi e non paganti…

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