Roma, 17 gen – Cosa c’era nel covo di Matteo Messina Denaro? Era pieno di armi? C’era una santabarbara tipica di un boss? Niente affatto, stando a quanto appreso dall’Adnkronos, i carabinieri hanno trovato diversi abiti di lusso, firmati, profumi, anche questi di lusso, e un arredamento definito “ricercato”. Ma niente armi. A testimonianza, con tutta evidenza, che il super boss si sentiva molto sicuro, protetto, coperto da favoreggiatori e omertà diffusa. Difficile, altrimenti, pensare che non custodisse neppure una pistola. Resta da capire se all’interno del covo di Campobello di Mazara, in pieno centro, detenesse altro. Magari proprio quel “tesoro” di Totò Riina di cui tanto hanno parlato alcuni pentiti. Documenti segreti che se dovessero saltare fuori potrebbero aprire un enorme vaso di Pandora.

Abiti di lusso e profumi. Dove si nascondeva il boss

Il covo del super boss è stato individuato dai carabinieri del Ros e dalla Procura di Palermo a Campobello di Mazara, comune del Trapanese di 11mila abitanti, dove viveva il favoreggiatore arrestato ieri insieme a lui: Giovanni Lupino. Un nascondiglio che, stando a quanto emerso stamani, si trovava nel centro del paese. I carabinieri lo hanno perquisito durante tutta la notte, ma al momento non è stato reso noto cosa sia stato rinvenuto all’interno.

Campobello di Mazara, come detto, è il paese di Giovanni Luppino, il commerciante di olive incensurato che ha accompagnato Messina Denaro alla clinica della Maddalena di Palermo. Un comune situato ad appena 8 chilometri da Castelvetrano, comune dove è nato il boss. Lo stesso comune che compare sulla finta carta d’identità  che esibiva Messina Denaro per accedere alla clinica palermitana. Nel documento si legge infatti che Andrea Bonafede, nome reale ma ovviamente corrispondente ad altra persona, è alto 1,78, calvo e con gli occhi castani. Residenza? Campobello di Mazara, in provincia di Trapani, in via Marsala 54.

covo mazara

Cosa c’era nel covo di Messina Denaro? Nascondeva il tesoro di Riina?

Di fatto, come altri boss mafiosi, Messina Denaro non è mai fuggito davvero dalla sua zona di origine. Era da lì che gestiva i suoi sporchi affari e dettava ordini agli affiliati, con il solito metodo dei tristemente celebri pizzini. Vecchi metodi mai passati di moda nel mondo della criminalità organizzata. A questo punto, come detto, si apre un grande interrogativo: cosa custodiva il covo del boss? Molti pentiti hanno raccontato che Messina Denaro era custode del cosiddetto “tesoro” di Totò Riina, ovvero documenti top secret che il predecessore aveva nascosto prima di essere arrestato.

Alessandro Della Guglia

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