Roma, 26 lug — La condanna a trent’anni di carcere per Serif Seferovic diventa definitiva: i giudici della prima sezione penale della Cassazione hanno rigettato il ricorso dell’imputato, responsabile della morte delle tre sorelle di etnia rom Elisabeth, Francesca e Angelica Halilovic di 20, 8 e 4 anni. Le nomadi persero la vita nel rogo del proprio camper avvenuto il 10 maggio 2017 e causato da una molotov lanciata da Seferovic. Viene confermata dunque la sentenza dei giudici della Prima Corte d’Assise d’Appello, che il 7 gennaio del 2021 lo avevano condannato a trent’anni di carcere, contro l’ergastolo inflitto in primo grado.

Morte delle sorelle rom, 30 anni al responsabile

Per Seferovic le manette erano scattate a Torino, dove era stato rintracciato nei giorni immediatamente successivi al rogo in cui morirono atrocemente le tre sorelle rom:
la condanna all’ergastolo per omicidio plurimo e incendio colposo era arrivata il 18 settembre 2019 dai giudici della Terza Corte d’Assise di Roma. Venti anni andarono alla  cognata, Lisabeta Vicola, mentre è tuttora latitante in Bosnia Renato Seferovic, fratello di Serif. All’indomani della strage, a cadaveri ancora fumanti delle tre sorelle, la sinistra — senza uno straccio di prova, come da consuetudine — si era affrettata ad indicare come responsabili dei fantomatici e non meglio identificati «razzisti», cavalcando una campagna di stigmatizzazione di tutti i populismi. La verità emerse velocemente: il rogo era stato appiccato per una faida interna al campo nomadi.

Le motivazioni dei giudici

«I motivi di ricorso sulla responsabilità sono inammissibili perché generici e assertivi – si legge nelle carte con cui i supremi giudici motivano la sentenza del 16 giugno scorso — I giudici di merito hanno ritenuto provato che fra la famiglia Seferovic e Romano Hailovic vi era un forte contrasto». Inoltre, «l’imputato Serif Seferovic era portatore di una radicata avversione nei confronti di Romano Halilovic perché fu da lui denunciato quale autore del furto in seguito al quale, durante l’inseguimento del ladro, morì tragicamente una cittadina cinese, fatto che aveva destato un notevole clamore nell’anno 2016» e che «la notte del 10 maggio 2017, insieme a Renato e Johnson, Serif Seferovic hanno appiccato il fuoco al camper di Romano Halilovic, provocando la morte di tre delle sue figlie». I giudici della Cassazione non nutrono dubbi «sulla diretta partecipazione attiva alle spedizioni punitive poste in essere dal commando omicida che risulta guidato, per la sua riconosciuta autorevolezza all’interno del clan famigliare, proprio dal ricorrente Serif Seferovic».

Altre tragedie

Il condannato era già finito sotto i riflettori per la morte di Zhang Yao, la ragazza cinese morta travolta da un treno mentre tentava di inseguire sui binari lo stesso Seferovic, che l’aveva appena scippata. Per quella morte il giudice non lo ritenne colpevole, condannandolo solo per lo scippo. Alla tragedia delle tre sorelle rom uccise nel rogo se ne aggiunse un’altra, 4 anni dopo: nel novembre 2021, Giuliana Sulejmanovic, moglie di Seferovic, si era uccisa impiccandosi, emotivamente incapace di reggere il peso della situazione.  Dopo la strage la donna si era trasferita a Torino in un altro campo nomadi, per timore di ritorsioni con la famiglia delle tre sorelle.

Cristina Gauri

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