Roma, 26 lug – Schiaffo al politicamente corretto e alle imposizioni del pensiero unico. In Australia, alcuni giocatori della National Rugby League si sono rifiutati di scendere in campo indossando una maglia arcobaleno. Si tratta di sette giocatori dei Manly Warringah Sea Eagles, finita nella bufera soltanto perché non si sono piegati alla decisione del club che con quella maglia – che la squadra dovrebbe indossare al posto della tradizionale divisa bianca – voleva dimostrare “inclusione” e vicinanza al movimento Lgtbq.

Rugby Australia, sette giocatori: “Con la maglia Lgbt non giochiamo”

I sette rugbisti (Josh Aloiai, Jason Saab, Christian Tuipulotu, Josh Schuster, Haumole Olakau’atu, Tolu Koula e Toafofoa Sipley) semplicemente hanno fatto presente che l’iniziativa in questione contrasta con le loro convinzioni culturali e religiose, dunque non giocheranno contro i Sydney Roosters.

A spiegare i motivi della decisione dei sette rugbisti è stato Des Hasler, allenatore dei Sea Eagle: “I giocatori non parteciperanno alla partita di giovedì e accettiamo la loro decisione. Questi giovani uomini sono forti nelle loro convinzioni e daremo loro lo spazio e il supporto di cui hanno bisogno. Il gruppo squadra è solido e comprensivo dei punti di vista dell’altro”, ha detto Hasler. Precisando però che “come club, indosseremo la maglia giovedì sera. Purtroppo questa cattiva gestione ha causato notevole confusione, disagio e dolore a molte persone, in particolare quei gruppi i cui diritti umani stiamo cercando di sostenere. Desideriamo scusarci con la comunità Lgbtq che abbraccia i colori dell’arcobaleno, che usa questi colori per motivi di orgoglio, difesa e diritti umani”.

Il presidente della Australian Rugby League Commission, Peter V’landys, ha intanto fatto sapere di avere perfettamente compreso le scelte dei giocatori, basate appunto su differenze religiose e culturali: “Una cosa di cui sono orgoglioso della Rugby League è che trattiamo tutti allo stesso modo. Non importa il tuo colore, orientamento sessuale o razza. Siamo tutti uguali. Non faremo mai un passo indietro nell’avere il nostro sport inclusivo. Ma allo stesso tempo non mancheremo di rispetto alle libertà dei nostri giocatori”.

Alessandro Della Guglia

La tua mail per essere sempre aggiornato

2 Commenti

  1. I rugbisti si sentono tanti superiori ai calciatori per questioni etiche e poi fanno gli ipocriti schizzinosi solo per indossare una maglietta a sostegno dei giocatori lgbt.

    Vorrei tanto sapere quali sono ste fantomatiche “convinzioni culturali” dietro cui si nascondono. Sono sicuro che la cultura degli australiani lgbt e la stessa culturale australiana.

Commenta