Roma, 25 apr – WhatsApp sarà vietato ai minori di 16 anni, almeno in teoria. La popolare app di messaggistica di proprietà di Facebook ieri ha pubblicato un aggiornamento dei termini di servizio e dell’informativa sulla privacy per adeguarsi al regolamento generale sulla protezione dei dati personali (Gdpr) introdotto dall’Unione europea e in vigore dal prossimo 25 maggio.

Al momento l’età minima per utilizzare WhatsApp nell’Ue è di 13 anni, anche se la maggior parte degli utenti lo ignora. Ora chiunque vorrà utilizzare l’app dovrà dichiarare al momento dell’iscrizione la sua età. Chi non ha 16 anni dovrà avere l’autorizzazione di un genitore o di un tutore, anche se non è chiaro come WhatsApp possa verificare l’età reale degli utenti, visto che non sarà richiesta l’esibizione di un documento di identità.


Il servizio di messaggistica sottolinea le misure in materia di protezione della privacy: “Tutti i messaggi e le chiamate sono protetti dalla crittografia end-to-end così che nessuno, nemmeno WhatsApp, possa leggerli o ascoltarle”. Nelle prossime settimane, inoltre, sarà possibile “scaricare e vedere il numero limitato di dati che raccogliamo. Questa funzione sarà disponibile per tutti gli utenti nel mondo nella versione più recente dell’app”.

Una curiosità: almeno sulla carta WhatsApp smentisce un travaso di dati con Facebook. “Attualmente, non condividiamo le informazioni dell’account per migliorare il tuo prodotto e la tua esperienza relativa alle inserzioni su Facebook – si legge nel comunicato -. Come abbiamo dichiarato in passato, in futuro vogliamo collaborare in maniera più stretta con le altre aziende di Facebook e continueremo ad aggiornarti a mano a mano che sviluppiamo i nostri progetti”. Quindi, a quanto pare, sarebbe una bufala della rete (fake news per gli anglofili) il fatto che, per esempio, se tu in chat scrivi “che fico!” su Facebook ti venga suggerita la pagina dell’attuale presidente della Camera.
Tuttavia i dubbi restano più che leciti, visto che l’app è di proprietà del social media più potente al mondo e che il business dei dati è un giro di soldi talmente grosso che violare la privacy e pagare un’eventuale multa resta comunque molto redditizio.

Adolfo Spezzaferro

Commenti

commenti

1 commento

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here