Roma, 16 mag – La Commissione europea ha annunciato una proposta di normativa che impone nuovi e stringenti obblighi ai social network riguardanti la lotta alla pedopornografia online. Ylva Johansson, commissaria agli Affari interni, ha esposto i numeri dell’emergenza: “Il Consiglio d’Europa dice che un bambino su cinque è vittima di abusi sessuali e solo nel 2021 sono state postate online 85 milioni tra immagini e video che mostrano questi abusi. Agli autori di questi crimini dico: l’Europa vi darà la caccia”. In Italia, nel 2017 (ultimi dati Istat disponibili), sono state 321 le condanne con sentenza irrevocabile per il reato di pornografia minorile/prostituzione minorile, 190 quelle per il reato di atti sessuali con minorenne e 23 quelle per il reato di corruzione di minorenne. Nel 2020, sono state 1.324 le persone denunciate o arrestate per pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico, 466 per atti sessuali con un minorenne e 150 per corruzione di minorenne. Questi numeri documentano una vera emergenza in Italia, troppo spesso sottovalutata.

La normalizzazione della pedofilia nel ’68 francese

La finestra di Overton della pedofilia, ovvero quel meccanismo di ingegneria sociale che cerca di far percepire un’idea intollerabile come accettabile, si apre negli anni ’60 in Francia e viene spalancata nel 1977 con una petizione, sottoscritta da vari intellettuali di sinistra come Bernard Kouchner, che chiedeva l’abolizione dell’età del consenso e la depenalizzazione di ogni rapporto sessuale consenziente tra adulti e minori dai 15 anni. In Italia, tesi controverse sul tema si riscontrano in Mario Mieli, teorico Lgbt, e nel suo libro Elementi di critica omosessuale: “Noi checche rivoluzionarie sappiamo vedere nel bambino non tanto l’Edipo, o il futuro Edipo, bensì l’essere umano potenzialmente libero. Noi, sì, possiamo amare i bambini. Possiamo desiderarli eroticamente rispondendo alla loro voglia di Eros, possiamo cogliere a viso e a braccia aperte la sensualità inebriante che profondono, possiamo fare l’amore con loro”. Abbiamo approfondito tale inquietante tematica nell’articolo “Se l’orco è progressista – Lo scandalo che scuote l’élite macroniana” pubblicato nel febbraio 2021 sulla rivista de Il Primato Nazionale.

La pedofilia come orientamento sessuale

Era il 2018 quando Mirjam Heine, studentessa di medicina, durante una conferenza organizzata dalla comunità globale Ted, dichiarava: “La pedofilia è un orientamento sessuale immutabile, proprio come per esempio l’eterosessualità”.

“Nessuno sceglie di essere un pedofilo. Nessuno può smettere di essere un pedofilo. La differenza tra pedofilia e altri orientamenti sessuali è che fare esperienza di questo orientamento sessuale finisce in disastro”, spiegava Mirjam Heine. Con un tono sofferto e addolorato, la studentessa di medicina dichiarava: “Non dobbiamo aumentare la sofferenza dei pedofili escludendoli, incolpandoli e deridendoli. In questo modo, aumentiamo il loro isolamento e aumentiamo le possibilità di abusi sessuali su minori”.

Nel 2014, in un articolo sul New York Times, Margo Kaplan, docente alla Rutgers School of Law di Camden, affermava che la pedofilia era un disturbo e non un crimine: “Un secondo malinteso è che la pedofilia è una scelta. Recenti ricerche (…) suggeriscono che il disturbo può avere origini neurologiche”. La Kaplan poi, descrivendo i pedofili come ingiustamente ghettizzati e la pedofilia come condizione discriminatoria, affermava che andava impedita solo se sfociava in condotte conseguenti. In altre parole, non è colpa del pedofilo se abusa dei bambini perché è un disturbo di origine neurologica.

Veniamo alla cronaca recente. Il Moore Center for Prevention of Child Sexual Abuse, centro di ricerca che si occupa dell’abuso sui minori dell’americana Johns Hopkins University, ha annunciato che Allyn Walker collaborerà con il centro come borsista. Ciò ha causato una bufera di polemiche sui social network e ora vi spiegheremo il motivo.

Allyn Walker è una donna transgenere, ovvero non si identifica come uomo ma è “non binario” e perciò parla di sé stessa come “loro” (in inglese, “they”). Come spiega Daniele Scalea, con un dottorato di ricerca in giustizia penale, Allyn Walker si occupa in particolare del legame tra attività criminale e stigma sociale. Nel 2021, ha pubblicato un libro intitolato A long dark shadow. Minor-attracted people and their pursuit of dignity, nel quale teorizza che i pedofili, che frenano i propri impulsi, non meritino di essere stigmatizzati come pedofili, termine che rappresenta un’accezione molto negativa, ma che gli stessi debbano essere raccontati e compresi. Minor-attracted people sta per persone attratte da minori, una terminologia che destigmatizza il pedofilo e lo rende socialmente più accettabile. La medesima tesi è stata esposta da Allyn Walker in un’intervista online, a cui è seguita un’ondata di polemiche e le sue dimissioni dalla Old Dominion University.

Ora la Walker, dopo un periodo di oscuramento, rientrerà nel mondo accademico con una posizione ancora più prestigiosa nel Moore Center for Prevention of Child Sexual Abuse, dove potrà continuare a portare avanti la sua battaglia contro la stigmatizzazione della pedofilia.

La destigmatizzazione

La finestra di Overton spalancata sulla destigmatizzazione della pedofilia trova la sua massima espressione nell’organizzazione Virtuous Pedophiles, la quale afferma che “I pedofili sono esseri umani e meritano tutti i diritti e le responsabilità associati, compreso l’obbligo di proteggere i bambini dai danni”. Nel sito dell’organizzazione, si legge: “Gli obiettivi della nostra organizzazione sono ridurre lo stigma legato alla pedofilia facendo sapere alle persone che un numero considerevole di pedofili non molesta i bambini, e fornendo supporto tra pari e informazioni sulle risorse disponibili per aiutare i pedofili a condurre una vita felice e produttiva. La nostra massima priorità è aiutare i pedofili a non abusare mai dei bambini”.

Il cosiddetto politicamente corretto alzerà sempre di più la voce con l’obiettivo di distinguere i “pedofili virtuosi”, le persone attratte da minori, da quelli che abusano dei bambini, come se questa ripartizione fosse suffragata da una teoria scientifica che ne identifica il confine. È sotto gli occhi di tutti come la neolingua orwelliana abbia già elevato a normalità idee che, fino a pochi decenni fa, non erano nemmeno tollerate. La pedofilia è già stata riconosciuta come disturbo mentale. Ciò potrà comportare la futura derubricazione del reato di abuso su minore.

Francesca Totolo

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2 Commenti

  1. la omosessualitá era considerato un disturbo mentale, ora é un ” normale comportamento sessuale” …la strada é quella…

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