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Roma, 8 mag – «Abbiamo mandato alle regioni 2,7 milioni di tamponi. Ne hanno usati due milioni, ne manderemo nei prossimi due mesi altri 5 milioni. Dalla prossima settimana faremo i primi 150mila test sierologia ad un campione di cittadini definito da Istat e Inail, A questi si aggiungeranno quelli che stanno facendo le singole regioni». Così il 30 aprile dichiarava Palazzo Chigi a proposito della fornitura dei tamponi alle Regioni.

Ma qualcuno non è proprio sicuro che le cifre citate dalla presidenza del Consiglio si riferiscano al kit completo di reagente. Senza il quale il tampone ha l’utilità di un bastoncino per gelati senza gelato. Tra questi, il virologo Andrea Crisanti, direttore del laboratorio di microbiologia e virologia dell’Università-azienda ospedaliera di Padova, che ha così commentato a Piazzapulita su La7: «Altri 5 milioni di tamponi? Non vorrei che fossero i bastoncini con la garza assorbente per prendere il materiale della mucosa. Il vero problema è che c’è una carenza pazzesca di reagenti».

Crisanti, insieme Luca Ricolfi e Giuseppe Valditara si è fatto promotore di un appello in 11 punti per promuovere l’esecuzione in massa dei tamponi orofaringei. E si dice alquanto perplesso e «sorpreso dalla risposta del governo. In Italia non ci sono due milioni di dosi di reagenti, tutte le regioni si lamentano. In Veneto abbiamo iniziato a farceli da soli il 20 gennaio, quando abbiamo avuto notizia dell’epidemia in Cina. Ci siamo attrezzati, abbiamo sviluppato un test praticamente identico a quello dello Spallanzani e ci siamo approvvigionati per mezzo milione di reagenti. Dopodiché – conclude – abbiamo comprato una strumentazione che addirittura li miniaturizzava e adesso ne abbiamo per due milioni e mezzo. Mi piacerebbe sapere se quei 5 milioni tamponi sono accompagnati da reagenti. Ne dubito»

Cristina Gauri

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