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Roma, 10 gen – È la notte dei lunghi coltelli della sinistra. La sua principale perversione, il controllo sociale, è divenuta solida realtà. E il tutto si è concretizzato grazie al contributo fondamentale dei grandi potenti e dei ricchissimi del mondo. Quelli che, a detta della sinistra più radicale, detengono percentuali stratosferiche della ricchezza mondiale (lasciando intendere che essi siano i responsabili della povertà del terzo mondo). Dunque i migliori alleati del mondo liberal sono le big companies, gli Zuckerberg col suo Facebook, o la piattaforma Twitter che nel 2018 fatturò circa 3 miliardi di dollari. Come ormai tutti ben sappiamo, questi signori si sono resi protagonisti della malsana idea di eliminare il profilo ufficiale di Donald Trump, ancor oggi presidente degli Stati Uniti d’America. Motivo: a parer loro incita alla violenza.

Le big companies e una censura arbitraria

Ciò in riferimento a quanto accaduto a Washington giorni fa, con la manifestazione di fronte al Campidoglio. Non è la prima volta. Twitter aveva censurato precedentemente Trump per i suoi cinguettii sulle eventuali frodi elettorali da lui patite. Chi ha ragione? La libertà d’espressione, sempre e comunque. Difatti ciò che per quegli algoritmi è incitamento alla violenza, per altri è una mera espressione delle proprie idee. Le quali coinvolgono accidentalmente circa 75 milioni di americani, senza dimenticarci del 30% degli indipendenti e del 17% dei democratici che ritengono falsate le elezioni di novembre. E non dimentichiamoci, altresì, della rilevanza fondamentale che negli Stati Uniti ha la libertà di manifestare. I privati cittadini detengono armi per rovesciare eventualmente un governo divenuto dispotico.

La sinistra ormai è il partito del lockdown

Se in questo contesto uno dei due leader, ossia Donald Trump, viene imbavagliato togliendogli quindi la capacità di interagire col suo elettorato tramite i mezzi di comunicazione più in voga ed efficaci, si pone certamente un enorme e clamoroso problema di libertà. Parole al vento, perché la sinistra ha stappato le migliori bottiglie alla notizia della censura patita da The Donald. Sembrava che Biden avesse vinto nuovamente le elezioni. D’altronde, niente di nuovo o di inaspettato, i liberal vivono di censura e di controllo sociale. Ieri Berlinguer elogiava l’austerità come metodo per combattere, sintetizziamo, l’Occidente anticomunista, e oggi la sinistra è divenuta partito del lockdown perché lo ritiene il metodo innovativo per far calare sulle nostre teste una cappa di rigore e controllo.

La criminalizzazione di Trump e delle sue posizioni

Il tutto unito ad una asfissiante propaganda di criminalizzazione degli spunti di libertà che ogni tanto qualche individuo ribelle ricerca. Proprio come se all’origine del male vi fosse la libertà di ognuno di noi, e se la medicina ai nostri problemi fosse il dispotismo del governo. Nel caso di Trump e della sua censura vale il medesimo ragionamento. Chi non è mai stato accettato è proprio l’outsider e la sua rivendicazione di dignità e libertà di idee e di espressione. Con lui, il popolo americano e non che gli ha creduto e che, invero, gli crede ancora. Ritenendo magari una mera pagliacciata quella di Capitol Hill, se non addirittura la manifestazione concreta dello spirito libertario che caratterizza quella che tutti sono ansiosi di definire la più grande democrazia al mondo.

Il delirio di Gad Lerner

Addirittura il solito Gad Lerner, in un vero e proprio delirio, ha paragonato Trump a Hitler poiché anch’egli vinse le elezioni, dando quindi del neonazista a chi oggi sta dalla parte del presidente Usa. Ebbene, la democrazia va a braccetto con la libertà, e ciò genera una tempesta di contraddizioni difficilmente risolvibile. La sinistra, invece, risolve tutto alla radice: censura, imbavaglia, ammanetta, affidando oggi ai giganti del web ciò che un secolo fa affidava all’Urss: l’eliminazione dei propri nemici.

Lorenzo Zuppini

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3 Commenti

  1. E che non pensino questi bastardi che chi segue Trump e le sue idee cambi registro, anzi ora ci saranno mille motivi in piu’ per credere che Trump aveva ragione !

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