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Grosseto, 4 set – E’ iniziato ieri a Principina a Mare (Grosseto) Direzione Rivoluzione 2020, l’annuale evento nazionale di CasaPound Italia aperto a militanti e simpatizzanti. L’ormai tradizionale appuntamento terminerà il 6 settembre ed è giunto alla tredicesima edizione. Grande partecipazione alla seconda conferenza della giornata di oggi, Culturalmente scorretto.

La cultura scorretta è viva e forse vocazione maggioritaria, ma si fa fatica a far arrivare questo messaggio perché i gangli del mondo culturale sono occupati militarmente dai globalisti. Cosa si può fare per squarciare l’ostracismo della sinistra e della cultura globalista dominante, che ci vorrebbe ricacciare in un ghetto da cui spiritualmente siamo già usciti? Il caporedattore del Primato Nazionale Valerio Benedetti lo ha chiesto a cinque nomi dell’editoria non conforme italiana: Marco Scatarzi (Passaggio al bosco edizioni), Lorenzo Cafarchio (Altaforte edizioni), Andrea Lombardi, (Italia Storica), Emanuele Ricucci (autore del libro Contro la folla), Marco Carucci (Ferrogallico)

Scatarzi: “La nostra cultura contamini più ambienti possibili”

Per Scatarzi di Passaggio al bosco, culturalmente «non disponiamo di un esercito ma di ottime unità mobili». E’ necessario ricostruire il tessuto culturale mancante «connettendo questo tessuto nelle forze politiche di destra, perché la cultura diventi legge, realtà, trasmissione quotidiana, per “contaminare” più ambienti possibili».
Bisogna formare le élite perché «diffondano i contenuti culturali traghettandoli all’esterno, ed entrino a gamba tesa nei temi attuali con la nostra narrazione». Bisogna condurre una una guerriglia culturale con spirito di sabotaggio, «Attaccare con parole d’ordine ben chiare, senza ritrattare».

Cafarchio: “Ognuno sia avamposto di cultura”

La parola passa a Lorenzo Cafarchio di Altaforte edizioni. Cafarchio ripercorre brevemente le battaglie condotte dalla «casa editrice più odiata d’Italia»: dal gravissimo episodio di censura al Salone del libro di Torino avvenuto nel maggio del 2019 alla chiusura della pagina Facebook di Altaforte dopo all’uscita del libro Una nazione, di Simone di Stefano e Valerio Benedetti. In quest’epoca, secondo Cafarchio, «la cultura viene assimila con difficoltà». Ognuno di noi deve cercare di essere un avamposto dal punto di vista culturale, è necessario farci «goccia che scava la roccia». Il mondo politico del centrodestra non è minimamente interessata all’aspetto culturale, quando invece la sinistra sta basando la propria egemonia occupando le casematte della cultura.

Lombardi: “Ripartire da noi stessi e lavorare sull’identità”

Andrea Lombardi della casa editrice Italia Storica ed esperto di Ferdinand Celine si dice meno ottimista. L’editoria è un mezzo che non riesce a sfondare culturalmente: «Gli italiani sono 60 milioni, i giornali italiani mainstream vendono 300mila copie ciascuno, si pubblicano 75mila libri all’anno». Per Lombardi «Ci sono fenomeni come la cancel culture o Greta che si muovono attraverso i social e coinvolgono non soltanto l’intellettuale o il grande giornale», ma anche i personaggi dello spettacolo, gli influencers, gli sportivi, che hanno spesso milioni di follower. «Se un personaggio con milioni di follower vuole far passare messaggi globalisti, questi arriveranno necessariamente a milioni di persone». Una serie martellanti di messaggi ideologizzati in tale modo creano dei «microtraumi nel cervello delle persone» che giorno dopo giorno contribuiscono a rimodellare la mentalità comune. «Il che è difficile culturalmente da contrastare, dal momento che noi [come cultura non conforme] vendiamo libri che arrivano al massimo a migliaia di copie». Che fare quindi? «Ripartire da noi stessi, come scriveva Venner, su chi siamo, con i 30mila anni di tradizione che abbiamo sulle spalle. Lavorare sull’ identità, che è quello che vogliono distruggere i globalisti. Siamo sicuri di sapere chi siamo?».

Ricucci: “Occupare gli spazi culturali con ogni mezzo”

Negli anni 2000 lo sforzo mondiale politico è rivolto allo stravolgimento della natura umana e pretende l’estinzione di un’idea alternativa a quella imperante. L’unica soluzione sta nell’occupare gli spazi culturali, con ogni mezzo e ad ogni costo: «Ci può essere anche un governo di centrodestra che governa il Paese, ma la rete fittissima della sinistra è calata sulla quotidianità degli italiani. Associazioni culturali, giornalisti, magistrati, insegnanti: loro non hanno alcuna pietà di noi e occupano ogni spazio». La seconda parte della soluzione passa per «la creazione di un uomo sovrano di sé stesso che vuole il bene della propria patria. Un uomo integro, lucido, che si contrappone all’uomo-folla».

Carucci: “Affrontare la battaglia senza chiedere permesso o scusa a nessuno”

Infine la parola passa a Marco Carucci. Per l’editore di Ferrogallico sono necessarie volontà di riconquista e il pensiero che nulla ci è precluso. «Dobbiamo essere fanaticamente convinti di avere gli strumenti per far crescere la nostra cultura – per fare “rifiorire la foresta»”, e che non dobbiamo chiedere permesso – e tantomeno scusa – a nessuno per prenderci i nostri spazi». Dobbiamo reimpossessarci della nostra identità e riproporla con le nostre chiavi di lettura, contaminando la politica che ha bisogno di idee nuove che hanno bisogno di idee «fanatiche» («colui che è nel tempio») espresse e difese con decisione. Dobbiamo comportarci come i nostri avversari: affrontare la battaglia culturale con arroganza e senza chiedere scusa.

Cristina Gauri

3 Commenti

  1. Per riappropriarci della nostra cultura dobbiamo innanzitutto parlare italiano e bandire tutte quelle parole di origine anglosassone.

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