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Grosseto, 4 set – Terza conferenza della seconda giornata nella tredicesima edizione di Direzione Rivoluzione 2020, il raduno annuale di simpatizzanti e militanti di CasaPound Italia che si terrà fino al 6 settembre a Principina a Mare (Grosseto). Ha chiuso il ciclo di incontri odierni il direttore del Primato Nazionale Adriano Scianca, che ha presentato il suo ultimo libro Mussolini e la filosofia (Altaforte edizioni) rispondendo alle domande di Fabrizio Vincenti e Carlomanno Adinolfi.

Perché parlare di Mussolini nel 2020?

Scianca nel suo libro analizza il rapporto di Mussolini con la filosofia e gli autori che hanno formato l’uomo, il politico, l’ideatore del fascismo che a sua volta è una sintesi di varie idee e movimenti culturali. Ma che senso nel 2020 parlare di Mussolini e fascismo? «Ha senso perché la storiografia, malgrado le grandi conquiste di storici come De Felice ed Emilio Gentile, sta oggi regredendo. Il fascismo, da fenomeno culturale e politico da inserire nel suo tempo, è ritornato ad essere il male assoluto», spiega l’autore.

Questo, prosegue Scianca, è un libro iniziato nel 2013 che ha comportato una ricerca molto lunga e articolata. «E’ stato necessario scriverlo perché il fascismo non viene oggi più preso sul serio e si ritiene che Mussolini fosse un istrione, un commediante senza solide basi culturali. Quindi il rapporto tra lui e la filosofia non era mai stato esplorato e ho tentato di colmare questa lacuna». E invece questa tematica è decisiva perché «il confronto di Mussolini con la filosofia è perenne, iniziando sin dalla più giovane età. Il futuro Duce, infatti, ha cercato proprio nella filosofia i presupposti di una rivoluzione ideale che si sarebbe dovuta poi trasformare in una rivoluzione fattuale».

Gentile ed Evola

Il rapporto di Mussolini con Giovanni Gentile e Julius Evola? «A Gentile arriva tardi, verso il ’21. Infatti prima citava maggiormente Croce. Ma Gentile è importante perché apporta alla visione di Mussolini il concetto dello Stato come soggetto rivoluzionario. E’ lo Stato che fa la storia e non la classe. E inoltre Gentile aiuta Mussolini a inserire il suo pensiero nella tradizione nazionale italiana e quindi soprattutto Mazzini e il Risorgimento». Per quanto riguarda Evola, prosegue Scianca, «il rapporto personale con il filosofo tradizionalista inizia nel ’34 quando Mussolini loda alcuni suoi articoli sul tema della razza».

Mussolini e il razzismo

A proposito di razzismo, Mussolini «non era più razzista della media del suo tempo», puntualizza Scianca. Che poi spiega: «Di sicuro non è mai stato antisemita ma era sicuramente pervaso da una idea di fierezza italiana, una fierezza di “razza”, come si diceva al tempo. C’era l’idea di intervenire sul popolo italiano per migliorarne le qualità fisiche, culturale e intellettuali. Ed è indubbio che un certo punto il razzismo propriamente detto entra nella sua visione del mondo, tuttavia il suo razzismo era differenzialista e non gerarchico – non voleva cioè perseguitare — tanto che fa stralciare al Manifesto della razza il passaggio in cui si diceva che esistono razze inferiori o superiori. In ogni caso, non c’è mai stata in Mussolini una tendenza sterminazionista».

Mussolini e la cultura

Inoltre Mussolini viene spesso considerato dalla pubblicistica mainstream come un personaggio inconciliabile con ogni possibile idea di cultura: «E invece suonava il violino, nel campo del giornalismo era un’autorità riconosciuta, aveva uno stile di scrittura illuminante, sosteneva conversazioni in tre lingue, era abbonato a decine di riviste, e in Svizzera, quando fece la fame, trovò comunque il modo di iscriversi all’università e seguire le lezioni di Vilfredo Pareto».

Un pensiero in movimento

Quante svolte «filosofiche» ci sono state nella vita di Mussolini? «Sicuramente il passaggio all’interventismo è stato epocale, quello della guerra è poi stato il punto zero: la completa assenza di riferimenti. Da lì inizia la definizione di una vera e propria ideologia fascista. Negli anni ’30 amplia lo sguardo, e considera il fascismo non come un fenomeno esclusivamente italiano, ma come una nuova civiltà capace di abbracciare diversi popoli. Ultima nota: la svolta sociale caratteristica della Rsi in realtà inizia molto prima e quindi non è solo contingente al 25 luglio e al dramma della disfatta bellica». Però, continua Scianca, «durante la Rsi c’è sì un rapporto stretto con la filosofia (leggeva e chiosava la Repubblica di Platone), ma a volte la filosofia diventa anche una sorta di consolazione dell’anima nei momenti più tragici per il popolo italiano».

Cristina Gauri

2 Commenti

  1. Si continua imperterriti con la favoletta sterminazionista.
    Di grazia chi e dove avrebbe mostrato una “tendenza sterminazionista “?
    Finitela di avvalorare delle tesi infondate e non dimostrate per far piacere ai soliti noti. Grazie.

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