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Roma, 11 apr – Nonostante crisi e pandemia, l’editoria “alternativa” non si ferma. Una delle ultime uscite è il Dizionario del Politicamente Corretto e della Neolingua (Effepi, 2021, 154 pp, 20€). Ne è autore Roberto Pecchioli, saggista, scrittore con all’attivo diversi titoli, conferenziere, collaboratore di testate giornalistiche, siti e blog. Il suo è un vero e proprio manuale di sopravvivenza in cui l’autore ci guida alla scoperta della nuova laica inquisizione: il politicamente corretto. E’ un idioma post umano che il pensiero unico ha imposto a una popolazione sapientemente terrorizzata da pandemie, crisi economiche e disastri climatici.



Le parole hanno dei padroni

E’ anche, come dimostra Pecchioli nel capitolo introduttivo, una precisa ideologia calata dall’alto: cambiare le parole, i significati, la percezione, cambia i fatti. Modificare il “significante”, ovvero il termine, significa mutare il significato che esprime. Le parole hanno dei padroni: i soliti, l’oligarchia finanziaria, tecnologica e culturale che ha in pugno uomini e donne d’Occidente. Pecchioli ha scelto accuratamente, in un vero e proprio dizionario alfabetico, alcune centinaia di parole “nuove” e modificate in base al folle criterio della correttezza politica, delle quali spiega con leggerezza e umorismo la vera intenzione.

Il politicamente corretto non cambia la realtà bensì la sua percezione, ma intanto cambia noi. Ce lo spiega l’autore con decine di esempi: assai pregnante la riflessione che svolge sulla differenza psicologica tra cieco e non vedente. Il cieco nelle società tradizionali era circondato dal rispetto e la gente gli prestava spontaneamente aiuto nei gesti quotidiani. Al non vedente, al contrario, non dobbiamo nulla: è uno come noi, a parte gli occhi. L’individualismo dell’indifferenza.

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L’autore ricorda un brano di Alice nel paese delle meraviglie, in cui Humpty Dumpty, uno strano omino a forma di uovo, rivela alla stupefatta Alice: quando io uso una parola, essa significa esattamente ciò che io voglio che significhi. E aggiunge: quando faccio fare a una parola un simile lavoro, la pago sempre di più. Perfetta metafora del potere di ogni tempo e anticipazione della neolingua di George Orwell in 1984, il cui scopo era capovolgere il senso del linguaggio.

Dizionario del politicamente corretto: smontare la neolingua

La lettura del Dizionario del politicamente corretto di Roberto Pecchioli è davvero godibile. E’ una scoperta continua di nuovi significati – ossia di inganni del potere – una stimolante progressione di vocaboli adulterati, in cui emerge il fine manipolatorio del potere. Il libro dimostra che “il re è nudo”, smaschera con disarmante evidenza l’inganno della “neolingua”, spernacchiando con sottile ironia i numerosi pifferai e parolai che infestano la nostra agonizzante civilizzazione. E’ forse il merito maggiore del libro: smontare, decostruire, parola per parola, dalla A di accoglienza e di abbattere muri alla Z di zingaro, il meccanismo di condizionamento mentale costruito attraverso l’uso, la riconfigurazione, la proibizione delle parole, sino alla censura e addirittura all’autocensura.

Tutto è analizzato con il microscopio del linguista e la leggerezza dell’umorista. Dalla discriminazione positiva al complottista, dal femminicidio al migrante, strano participio presente che descrive strumentalmente non una persona in carne e ossa, ma “un uomo senza volto, un puntino nella massa, in continuo movimento, un passeggero senza porto di sbarco e senza fissa dimora”. Ce n’è anche per l’uso di termini inglesi al posto di quelli della nostra lingua. Nulla di neutrale, ma una doppia intenzione negativa: non far comprendere la realtà sottostante alla parola e diffondere una mentalità “liquida”. Senza punti di riferimento: lockdown, fake news, unisex.

Proibire il giudizio e il libero pensiero

Il politicamente corretto, nato in America come tutto ciò che colonizza l’immaginario, ci vuole senza radici e senza pensiero critico. Per questo, con il pretesto di non offendere questa o quella minoranza, impone termini falsamente “neutri”, che impediscono il giudizio e la scelta. Non “discriminare”, dimostra Pecchioli, spesso significa proibire il giudizio e il libero pensiero. Sapevate che la parola “clandestino” è stata esplicitamente proibita ai suoi associati dall’ordine dei Giornalisti, sotto pena di sanzioni? Il Dizionario del politicamente corretto mostra altresì il “trasbordo ideologico inavvertito”. Ossia il progressivo cambio di significato di parole come biologia, biologico, usato al posto di natura–naturale, dell’imposizione dell’accezione positiva di termini come moderno, che significa semplicemente “al modo odierno”.

Gustose e divertenti sono tante altre definizioni: la correttezza politica chiama addetto al culto il sacrestano e ausiliario scolastico il bidello, mostrando una sottile vena classista di ascendenza borghese. Professioni dignitose come qualunque lavoro fatto onestamente, ma non per il politicamente corretto, che ci vuole tutti atomi uguali dediti al consumo, anche di noi stessi. L’aborto si deve chiamare “interruzione volontaria di gravidanza” meglio ancora Ivg, una semplice sigla, e l’orribile pratica dell’utero in affitto “gestazione per altri”. Capito l’imbroglio?

Nicola Mattei

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