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Roma, 12 set – Il Medioevo è stato, secondo il pensiero comune, un periodo oscuro e brutale. È stato anche questo, nessuno lo nega. Ma il Medioevo è stato anche terreno fertile per molti grandi uomini di guerra, soldati, condottieri e valorosi signori. Corso Donati è colui che passò alla Storia come il “Grande Barone”.

Il guelfo nero

La storia di Corso Donati inizia nella Firenze del 1250. La sua figura è legata a molte vicende, più o meno valorose e degne di lode. Sta di fatto che Donati divenne il capo, il comandante della fazione dei “donateschi”, un “partito”, se così lo si vuole definire, affine ai guelfi neri. Esponente di spicco della sua famiglia, un matrimonio con Tessa, parente dell’altra ricca famiglia fiorentina dei Cerchi, avrebbe significato ampliare ancor di più i propri poteri.

Tuttavia, Corso Donati era un personaggio non esattamente disposto a dividere i propri beni con qualcun altro. Specie se di una famiglia ancora avversaria. Donati e Cerchi non andarono mai più d’accordo da quel momento.

Il disobbediente coraggioso

Poco importa che fosse una testa calda, un avaro e un prepotente. Corso Donati fu, comunque, un grande eroe della Firenze medievale. Nella guerra contro i nemici aretini, partecipò alla tremenda battaglia di Campaldino. Le operazioni erano in stallo, nessuno primeggiava ma sembrava che i soldati di Arezzo stessero per avere la meglio. Senza rispettare alcun ordine, Corso Donati si mise a capo degli alleati pistoiesi e condusse l’offensiva contro i nemici combattendo come un leone e conducendo Firenze alla vittoria.

La sua fama, però, venne ben presto cancellata. In cerca di gloria e potere, i suoi bruschi modi gli crearono molti nemici. Gli stessi che, il 6 ottobre 1308, lo uccisero a San Salvi. Malgrado la sua figura meschina, Corso Donati siede di diritto nel poggio degli eroi dimenticati e, anzi, condannati ad una damnatio memoriae ancora prima di valutarne l’effettivo valore.

Tommaso Lunardi

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