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Roma, 29 dic – Bezzecca è una frazione di appena 550 anime in provincia di Trento. Divenne famosa durante il Risorgimento per essere stata una delle prime città a venir liberata dai soldati garibaldini. Da quel momento, le sorti del piccolo paesino trentino sono finite nel dimenticatoio anche se, una tantum, il nome di Bezzecca ricompariva tra le note dei combattimenti più cruenti avvenuti durante il primo conflitto mondiale. A Bezzecca, però, nacque un grande uomo del primo ‘900, una persona che diede il sangue per liberare il suo Trentino dal governo austriaco: Federico Guella.

Il fuggitivo

A Federico Guella gli austriaci non piacevano. Nemmeno un po’. E’ per questo motivo che, il 28 agosto 1914 – quando l’Austria-Ungheria dichiarò guerra alla Serbia – Guella, nato a Bezzecca, all’epoca sotto il dominio asburgico, decise che era giunto il momento di agire. Non partecipò all’arruolamento ed, anzi, cercò di attraversare il confine trentino per raggiungere l’Italia. Purtroppo venne arrestato nel mentre della sua azione. Tuttavia, essendo di famiglia molto conosciuta, il padre era un noto medico ed uomo politico, riuscì a farla franca. La sua azione attirò l’attenzione di alcuni irredentisti italiani, tra cui Cesare Battisti, che lo aiutarono a raggiungere l’Italia.

Il soldato trentino trovò dimora a Padova. Nella città del biancoscudo, il giovane irredentista si iscrisse alla facoltà di medicina per, poi, entrare a far parte del battaglione volontario “San Giusto”. Federico Guella si distinse per la sua retorica e molte foto e fonti dell’epoca lo acclamano tra i più focosi incitatori all’entrata in guerra dell’Italia.

Dalle retrovie alla prima linea

Dopo aver frequentato il corso per allievi ufficiali ed aver militato in molti battaglioni sparsi in tutto il nord Italia, Federico Guella raggiunse il fronte il 25 maggio 1915 in Val Lagarina. I suoi primi compiti furono legati, principalmente, ad un controllo delle retrovie ed ad un ruolo di protezione di difese e di munizioni. Non volle restare a guardare ed “Incurante del pericolo, sempre fra i primi, trascinava il suo plotone alla conquista della vetta di una posizione nemica, nonostante l’intenso fuoco dell’artiglieria avversaria”.

La nomea di Guella avanzò ancora nel corso degli anni quando, il giorno di Natale del 1915, condusse i suoi uomini alla conquista della cima di Castel Dante facendo retrocedere i nemici. Sempre nello stesso luogo, trovò la morte tre giorni dopo quando, nel disperato tentativo di difendere Rovereto, appena liberata, venne ucciso. In suo onore gli venne concessa la medaglia d’oro al valor militare: “Irredento, sfuggito alla coscrizione austriaca ed arruolatosi volontario nel nostro esercito, ottenne di essere destinato in prima linea, sulla fronte Trentina a lui ben nota, sprezzando i pericoli che a lui derivavano da tale assegnazione, nel caso fosse caduto prigioniero. Segnalatosi per intrepidezza e valore nella conquista di importante, avanzatissima posizione, la mantenne pure sotto intensi bombardamenti e malgrado ripetuti attacchi del nemico. Successivamente, in una azione violenta tentata dall’avversario per la riconquista della posizione, manteneva saldo il proprio reparto durante il fuoco di distruzione, sempre esposto per vigilare le mosse del nemico. Giunto il momento propizio, trascinando i suoi uomini al grido di “Savoia!“, si lanciava per primo al contrattacco, cadendo eroicamente sul campo, ucciso da tre fucilate alla faccia”.

Tommaso Lunardi

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