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Roma, 29 dic – L’anno che si chiude verrà ricordato forse per l’assoluta confusione politica: cambi di governo, cambi di partito, gretini in piazza e sardine a piede libero e chi più ne ha più ne metta. C’è da piangere, tutto sommato. Ci ritroviamo al potere gente che non abbiamo votato e le città italiane protestano (almeno all’apparenza) contro l’opposizione. A pensarci bene, potrebbe anche far ridere tutto ciò. Quello che va a finire sembra essere un libro di Lewis Carroll, il papà di Alice nel Paese delle meraviglie. Talmente assurdo che strappa un sorriso. Ripercorriamo insieme i cinque momenti più assurdi e trash del 2019.



5) Paola Taverna in Parlamento Café

La “recita di Natale” della senatrice / pesciarola Paola Taverna non ha assolutamente niente da invidiare a Grazie Padre Pio di Gigione o ad un trailer di Maccio Capatonda; stessa assenza di espressività, toni in seppia, musica raffazzonata e un imperdibile Gianluca Castaldi nel ruolo che fu di Herbert Ballerina. Con un’unica, non secondaria, differenza: l’effetto comico che provoca questa specie di soap opera in salsa balcanica non è assolutamente volontario. Ricorda molto da vicino anche gli esperimenti di pura avanguardia compiuti da Lory Del Santo con il suo The Lady. Peccato che la protagonista sia una senatrice del Movimento Cinque Stelle. Bel saluto al 2019 da parte dei grillini, ridicoli tutto l’anno, fino alla fine.

Black Brain

4) Feltri a Parenzo e l’invito a … bere champagne

Se mettiamo nella stessa stanza (studio, collegamento, mattonella) Vittorio Feltri e David Parenzo è garantito che uno dei due sbroccherà molto presto. Parenzo si prende sul serio, il direttore di Libero un po’ meno –  e il problema (o forse è un pregio) di non prenderci nemmeno gli altri. Era il febbraio 2019 quando Feltri decise di partecipare a La Zanzara su Radio 24 mentre sorseggiava una coppa di champagne. La cosa non andò giù a Parenzo. “Ho lavorato da stamattina alle dieci fino alle venti, dov’è il problema? Non sarò libero di andare a mangiarmi un boccone e bere un po’ di champagne? Alla faccia di Parenzo. Ma che te frega, Parenzo, perché voi ebrei non bevete lo champagne? Bevetelo sto champagne, così sareste un po’ più allegri e non mi rompereste i coglioni con la Shoah. E Madonna, sono decenni che rompono i coglioni con la Shoah, ma basta. Per l’amor di Dio. Non se ne può più”.

3) Berizzi e la “bottega dell’odio”

Paolo Berizzi è un esperto. In cosa? Facile a dirsi: in “estrema destra”. In quel torbido mondo che unisce troll russi, carbonare al dente, eversione e razzismo. E’ così perito sull’argomento che ci ha fatto una carriera sopra. Peccato che, puntualmente, le sue inchieste si sono rivelate fondate su banchi di sabbie mobili – anche nel 2019. La sua visibilità ormai stenta a riprendere il volo e, nel tentativo di riguadagnare quota, a Berizzi è stata pietosamente concessa una rubrica su Repubblica in cui parla un po’ di tutto un po’ – più spesso – di niente. Tanto che arriva a scambiare un negozio di ragazze femministe per una temibilissima “bottega per l’odio”. Ricevendo sberleffi e proverbiali prese per i fondelli dalle stesse tenutarie del negozio. Anche oggi la ricerca del fantasma formaggino nazista è rimandata.

2) Sgarbi, Luxuria e il “mestiere più antico”

Come ebbe a dire Rino Gaetano nella sua Ti ti ti, “Partono tutti incendiari e fieri / Ma quando arrivano sono tutti pompieri”. E’ un po’ la fine che ha fatto Vladimir Luxuria, al secolo Vladimiro Guadagno, passato dalla trasgressione del Mucca Assassina a essere il primo deputato transgender, per passare poi ai baci appassionati in bocca con Asia Argento per finire con il diventare, nel 2019, un’opinionista tv da salotto di Barbara D’Urso. Qualche volta, però, persino nell’ovattato e protetto ecosistema del prime time Luxuria incappa in qualche personaggio che gli ricorda da dove viene: è il caso di Vittorio Sgarbi che gli dice: “La prostituzione [di Luxuria] è dichiarata in una sua intervista ed è stata vista da me non negli anni ’90, ma negli anni ’80. E una sera esco e vedo lei nell’evidente posizione di chi batte”. All’ennesimo “no” dell’ex parlamentare, Sgarbi ha attaccato: “Non battevi? Non l’hai mai fatto?“. Sgarbi non arretra: “Non scambiata, tu eri una prostituta! L’hai dichiarato tu, non negare la realtà!”.  “Quale diritto hai di parlare della mia vita? Ma come ti permetti!“, urla Luxuria. “Ti vergogni del passato, di quello che sei stato? Non eri un uomo? Vabbè… Sei una donna, non hai il c***o e sei una santa. Dai, ho visto un’altra! Non eri tu, non ti conosco!”. L’inclusività è servita. 

1) Io sono Giorgia e l’effetto boomerang

L’umorismo è una strana cosa e ha degli effetti insondabili. Gli ideatori del tormentone simbolo del 2019 Io sono Giorgia, remix del discorso della leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni in occasione della manifestazione del 19 ottobre scorso, di certo non si aspettavano l’effetto boomerang: ovvero, che coloro che volevano deridere – i rigidi e intolleranti elettori “di destra” e la Meloni stessa – ne facessero un proprio inno. «Il video di Giorgia Meloni al comizio in piazza San Giovanni a Roma del 19 ottobre 2019 era già tristemente virale per quello che diceva” dice uno dei due musicisti creatori del pezzo, molto vicini all’universo Lgbt “noi abbiamo voluto girarlo in chiave ironica e trasformarlo in un discorso a favore della comunità Lgbt. Adesso questa cosa si è persa, tanto la leader di Fratelli d’Italia lo ha rigirato a suo favore”. Ricorda un po’ la dinamica dell’accattivante motivetto Il re fasullo d’Inghilterra nel film disneyano Robin Hood: così orecchiabile che persino Sir Bis e lo sceriffo di Nottingham, sgherri del dileggiato principe Giovanni, non possono fare a meno di cantarla. Volevano fare i comici e sono diventati una barzelletta. “Sarà una risata che vi seppellirrà” recitava un vecchio poster di Soccorso Rosso. Una lezione che non hanno voluto imparare – nemmeno nel 2019.

Ilaria Paoletti

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