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Roma, 9 feb – Due medaglie al valore ed una croce di guerra al valor militare non bastano a questo personaggio della storia militare italiana per entrare negli annali. Ugo Passalacqua è stato uno dei primi italiani a cadere durante la campagna d’Albania nel 1941 ma il suo esempio, forse troppo politicamente “scorretto”, ne ha minato la memoria.

Il carrista della Catalogna

Nato a Chiaravalle, in provincia di Ancona, nel 1914, Ugo Passalacqua si iscrisse alla celeberrima Accademia di Modena quando aveva appena 17 anni. La terminò nel 1933 con il grado di sottotenente prima di iniziare l’addestramento di carrista. Ottenne nel 1935 il brevetto di carrista e venne, due anni dopo, chiamato alle armi per dare il contributo nel conflitto civile spagnolo.

In territorio iberico, infatti, infiammava la guerra tra forze nazionaliste e repubblicane. Ugo Passalacqua combatté al fianco dei franchisti nella decisiva battaglia della Catalogna. Gravemente ferito, fu congedato con tutti gli onori militari: “Comandante di compagnia di carri d’assalto, avendo avuto come obiettivo l’occupazione del paese di Premia del Mar sulla litoranea di Francia, vi entrava per primo alla testa dei suoi plotoni nonostante la reazione di autoblinde nemiche che volgeva in fuga. Proseguendo d’iniziativa all’inseguimento del nemico, e incalzandolo da presso, occupava i paesi di S. Juan di Villason, Cabula, Matarò e Argentona e prendeva posizione sulla strada di Gronallers che teneva saldamente coi i carri fino all’arrivo delle fanterie garantendone l’avanzata e costringendo il nemico, minacciato sul fianco, ad abbandonare un’ampia zona di terreno e Comandante di compagnia carri, arrestato dallo scoppio di una mina che faceva saltare un ponte sul Rio Ter, mentre si accingeva a passarvi sopra, incurante delle offese nemiche procedeva ad una rapida ricognizione per tentare di guadare il Rio, dando prova di cosciente ardimento e di sprezzo del pericolo. Colpito il proprio carro e ferito lui stesso da anticarro nemico, rimaneva al proprio posto e si faceva sgombrare solo dopo aver impartito gli ordini agli equipaggi dipendenti. Esempio di militari virtù, d’ardimento e di cosciente sprezzo del pericolo” è quello che si può leggere sui due riconoscimenti ottenuti in terra iberica dal soldato.

La morte in Albania

Ritornato in patria, Ugo Passalacqua rimase in convalescenza per alcune settimane fino a quando non ritornò in servizio per la campagna di Albania. Arrivò in Epiro come tenente del IV Battaglione dotato di Carri M 13/40. La sua esperienza in Albania durò pochi giorni dato che il 27 gennaio venne ferito gravemente in combattimento. Morirà il 10 febbraio.

In suo onore gli venne concessa la medaglia d’oro al valor militare: “Comandante di compagnia carri armati da lui creata e forgiata al suo entusiasmo e alla sua fede, durante una fase cruenta dell’azione, mancatogli il collegamento con un plotone spinto in rischiosissima missione nelle linee nemiche, volontariamente ed arditamente si lanciava col suo carro nel cimento per rendersi conto della situazione. Mentre riusciva ad avvistare i carri già colpiti ed immobilizzati, veniva raggiunto da granata avversaria che squarciava la corazza, gli spezzava e maciullava le gambe, feriva il pilota ed altro uomo dell’equipaggio. In così gravi condizioni, incitando il pilota, tenace ed incurante del dolore, persisteva nel compito e si svincolava dal martellamento nemico, solo dopo essersi reso preciso conto della sorte toccata agli altri carri. Riuscito dopo sovrumani sforzi a rientrare nelle nostre linee, estremamente indebolito pel sangue perduto, accettava le cure solo dopo gli altri uomini dell’equipaggio. Durante la dolorosissima medicazione, calmo, riferiva sull’esito della missione; nell’attesa dell’ambulanza dava l’addio ai carristi che lo circondavano, incitandoli a durare, e nel luogo di cura, benché conscio della fine, volgeva costantemente il pensiero al suo reparto e non manifestava altro dolore che quello di non poterlo più guidare alla vittoria. Altre volte decorato e ferito. Fulgido esempio di elevate virtù militari e di indomito valore”.

Tommaso Lunardi

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