Roma, 22 set – “Questo masso insanguinato del monte Grappa, muto solenne testimonio di magnifiche gesta italiane, perpetui la memoria di quanti già allievi del collegio, insigne per secolare gloriosa tradizione, caddero combattendo da prodi nella guerra liberatrice” così recita la scritta incisa sul famoso “Masso” di granito della Nunziatella di Napoli. Tra i nomi incisi su di esso campeggia quello del colonnello Vincenzo Galasso.
FOGGIANO TRAPIANTATO
Nato ad Apricea (FG) il 30 1863, Vincenzo Galasso si iscrisse al Collegio Militare della Nunziatella alla tenera età di soli dodici anni. Dopo l’esperienza napoletana si iscrisse all’Accademia Militare di Modena dalla quale uscì con il grado di sottotenente nel 1881. Due anni dopo il soldato venne promosso a tenente e, dieci anni dopo, capitano. Nello stesso anno Galasso partecipò alla missione italiana a Creta a sostegno dei rivoluzionari greci in funzione anti – ottomana. Nel ’10 venne promosso maggiore e, poco prima dell’assassinio di Sarajevo, tenente colonnello.
UN ABILE STRETEGA
Vincenzo Galasso venne nominato comandante del 3° battaglione del 49° reggimento fanteria, pronto a combattere sotto gli ordini del generale eroe del Corno d’Africa, Luigi Nava. Raggiunta la zona di Moena, il 24 maggio 1915 gli austroungarici iniziarono una pesante offensiva ai danni degli italiani ma, in due tornate il 23 ed il 30 luglio dello stesso anno, Galasso ed i suoi uomini inflissero pesantissime perdite ai nemici. Notate le sue abilità, gli ufficiali decisero di posizionare Galasso a difesa di una zona più impervia: la linea Col Fosso-Castrozza-Cimon. L’ufficiale foggiano dispiegò mirabilmente le sue truppe che si fecero strada e difesero i confini dagli attacchi del 3 e del 20 luglio 1926. Nello stesso 20 luglio, il reparto occupò la zona del Passo Rolle riuscendo a far prigionieri tre ufficiali, centocinquanta soldati circa, un cannone, cartucce, munizioni e molto altro materiale bellico e rifornimenti. Per questo suo atto di coraggio venne insignito del grado di Cavaliere dell’Ordine Militare dei Savoia oltre che della nomina a colonnello. Dopo questo evento poté rientrare ad Apricena dove venne accolto come un eroe della nazione.
IL SACRIFICIO
Nel febbraio 1917 la festa finì nel paese pugliese. Vincenzo Galasso venne richiamato al fronte, questa volta sul Carso a capo della Brigata Napoli con il grado di maggior generale. Il 23 agosto 1917 era di vedetta sulla linea di Selo quando una granata gli esplose davanti la faccia procurandogli gravissime ferite. Dopo giorni di agonia e di disperati tentativi da parte dei medici di tenerlo in vita, Vincenzo Galasso morì il 19 settembre 1917 lasciando un vuoto incolmabile non solo tra i suoi parenti e tra i suoi soldati ma anche tra i suoi compaesani che videro svanire il loro paladino.
Tommaso Lunardi

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