Roma, 18 nov – Nessuna retorica da quattro soldi di stampo femminista, soltanto realtà storica. E’ il pregio di una splendida mostra, curata dall’Associazione Yoshin Ryu in collaborazione con il MAO Museo d’Arte Orientale di Torino, che va ben oltre gli stereotipi sulle “geishe” e ci racconta la figura della donna guerriera in Giappone. “Guerriere dal Sol Levante” è infatti un percorso visivo che ripercorre otto secoli di battaglie e di eroismi, un lungo periodo in cui le donne nipponiche (in particolare della classe guerriera) venivano educate a ogni genere di ruolo e incarico, compreso l’uso delle armi.

L’onna-bugeisha, letteralmente “artista marziale femminile”, era infatti una donna appartenente a famiglie nobili che nel Giappone feudale venivano addestrate per difendere le case e partecipare, accanto ai samurai, alla guerra. Come gli uomini potevano eventualmente ricorrere al suicidio rituale e le loro gesta eroiche sono tuttora leggendarie, rimembrate in Giappone grazie a dipinti, drammi teatrali, libri e moderni manga.

Un eroismo misconosciuto

Alcune di queste donne sono vere e proprie icone. Tra queste Tomoe Gozen, Tsuruhime e Nakano Takeko. Quest’ultima uccise in combattimento 172 samurai e quando venne colpita a morte da un soldato imperiale, piuttosto che lasciare il suo cadavere in mano al nemico chiese alla sorella di decapitarla e darle immediatamente un’onorevole sepoltura. Di lei resta celebre la frase: “Non oserei mai considerarmi membro della cerchia dei più grandi e famosi guerrieri, anche se condivido con tutti loro il medesimo coraggio”.

Come spiegato dal MAO di Torino, la mostra (visitabile fino 1 marzo 2020), “sviluppa molteplici aspetti della donna guerriera, esponendo oggetti storici e artistici provenienti dalle collezioni del MAO, del Museo Stibbert di Firenze e da collezioni private. Tra le opere si potranno apprezzare armi originali, una corazza decorata di un’armatura di scuola Myochin, dipinti su rotolo verticale, stampe di celebri artisti di ukiyo-e, kimono, utensili e un elegante strumento musicale biwa settecentesco”.

Di seguito il trailer della mostra.

Eugenio Palazzini

Commenta