Roma, 14 ott – E’ stato uno dei più grandi artisti di tutti i tempi, riportando in epoca moderna i grandi classici dell’antichità greco-romana. Ha portato l’arte italiana in tutto il mondo, re-insegnando ad esso la pittura e la scultura riviste in un’ottica etica tradizionale. Pioniere del Neoclassicismo, stiamo ovviamente parlando del grande artista veneto Antonio Canova. Proprio ieri, 13 ottobre 2022, ricorreva il duecentesimo anniversario della sua morte, avvenuta a Venezia il 13 ottobre 1822.

Antonio Canova

Antonio Canova nasce nel Trevigiano, a Possagno, il 1° novembre del 1757. Rimasto orfano di padre da giovanissimo, quando la madre si risposa viene affidato alla protezione del nonno paterno, Pasino, abile scalpellino e capomastro veneto. Il nonno gli insegna presto i primi rudimenti del mestiere. Il giovane Antonio dimostra subito un’ottima dote per la scultura e, nel 1768, farà il proprio apprendistato a Venezia. Nella città di San Marco frequenta studi di scultori oltre alla Pubblica Accademia del Nudo. Realizza le sue prime opere che gli danno in breve una certa notorietà nell’ambiente artistico locale. Ma per il futuro del giovane artista, anche una città prestigiosa come Venezia risultò presto stretta. Tra il 1779 e il 1781, Canova si stabilisce quindi a Roma dove realizzerà le sue opere più importanti.

Ritratto di Antonio Canova eseguito da Angelica Kauffmann

Il pioniere del Neoclassicismo

Studia la scultura antica, di cui si innamorerà nel suo viaggio del 1780 a Pompei, Ercolano e Paestum. Artisti ed intellettuali che teorizzano un nuovo ritorno al classico lo influenzeranno non poco. Gli ideali neoclassici, infatti, saranno sempre più evidenti nella sua arte. Opere come Teseo e il Minotauro (1781-1783), Eros giovinetto, Amore e Psiche, Ebe, Venere e Adone, Ercole e Lica, Le Tre Grazie, daranno allo scultore veneto fama internazionale. Tra il 1783 ed il 1810 realizza i Monumenti funebri di papa Clemente XIII e Clemente XIV a Roma, quello di Maria Cristina d’Austria a Vienna e di Vittorio Alfieri a Firenze.
Nel 1798, quando i Francesi occupano Roma, lascia l’Urbe per tornare in Veneto. Nella sua terra natìa si dedica alla pittura e, in soli due anni, realizza moltissime tele di inestimabile valore. Torna a Roma nel 1800, stabilendosi a Piazza di Spagna con il fratello Giambattista. Ma la fama di Antonio Canova continua a crescere e, nel 1802, riceve l’incarico di Ispettore Generale delle Antichità e delle Arti dello Stato della Chiesa, oltre a quello della tutela e valorizzazione del patrimonio artistico, compito assegnatogli in quanto Principe dell’Accademia di San Luca.

Salvatore dell’arte italiana dalle depredazioni napoleoniche

Nel periodo napoleonico, correva l’anno 1804, Antonio Canova viene scelto come ritrattista ufficiale dall’imperatore francese. Per lui realizzerà il famoso “Napoleone”, conservato presso Apsley House, raffigurato nelle spoglie di Marte Pacificatore. Lo scultore veneto creerà anche i busti dei Napoleonici; il marmo di Letizia Ramolino e il ritratto allegorico di Paolina Bonaparte, rappresentata come “Venere vincitrice”. Grazie a un’abile azione diplomatica, nel 1815 Canova recupera diverse preziose opere d’arte trafugate da Napoleone in Italia, riportandole in patria. Riconoscendo la sua grande opera in difesa dell’arte italiana, Pio VII gli conferisce il titolo di Marchese d’Ischia. Insieme al titolo nobiliare, il papa consegna ad Antonio Canova un vitalizio di tremila scudi. Generosamente, però, lo scultore veneto anziché tenerli per sè, decide di destinare la somma al sostegno delle accademie d’arte italiane. Sempre nel 1815, l’Inghilterra gli chiede di dare un parere sull’autenticità dei marmi provenienti dal Partenone di Atene.Nel 1819 Antonio Canova torna nella sua terra a Possagno per la posa della prima pietra della Chiesa Parrocchiale intitolata alla Santissima Trinità, che ha progettato per la sua città natale. Noto anche come Tempio Canoviano, oggi l’edificio custodisce le sue spoglie, dopo la sua morte avvenuta a Venezia il 13 ottobre del 1822.

13 ottobre 1822 – 13 ottobre 2022

Il progetto denominato Sublime Canova, oggi ha riportato al loro originario splendore tutte le opere neoclassiche del grande scultore veneto presenti nella collezione del Museo Correr, a Venezia. Finalmente adesso vengono esposte insieme agli apparati decorativi dell’intera sezione di Antonio Canova. Marmi autografi, gessi e bozzetti, dipinti a olio e tempera e disegni di studio, ma anche il ritrovamento e la ricomposizione del “Mobile Canova”. Quest’ultimo, singolarissimo ‘altare-reliquario’ fatto realizzare da Domenico Zoppetti. Il Mobile Canova fu dedicato dai veneziani al grande scultore, così da custodirne i ‘sublimi scalpelli’ e varie memorie personali. La storia di Antonio Canova, ultimo genio-artista della Serenissima, torna finalmente a Venezia. Perchè è proprio a Venezia, sua patria d’elezione e di essenziale formazione culturale, che egli diventò il maggiore scultore del periodo neoclassico.

Certo in questo duecentesimo anniversario della scomparsa dell’ultimo genio-artista della Serenissima, ci aspettavamo un maggiore lustro all’anniversario.Ma in una nazione intrappolata da una casta culturale progressista, che insegna e preferisce due schizzi di merda all’arte che da oltre duemila anni ha scolpito la bellezza dell’identità europea, certo non ci si può aspettare oltre.

Andrea Bonazza

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