Roma, 14 ottobre – Oggi pomeriggio, alle ore 18, nella sala Alessi di Palazzo d’Orléans si insedierà il nuovo presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, e il conseguente passaggio di consegne con il governatore uscente Nello Musumeci. Ieri, mentre al Senato veniva eletto presidente il siciliano Ignazio Benito Maria La Russa, nativo di Paternò alle pendici dell’Etna, a Palermo si svolgeva la cerimonia alla Corte d’Appello con cui il presidente dell’Ufficio centrale regionale Giacomo Montalbano proclamava il presidente e i deputati dell’Assemblea Regionale Siciliana.

L’insediamento della nuova Giunta

“La legge – ha esordito il nuovo governatore – non mi consente di avvalermi immediatamente di una giunta nella pienezza dei poteri. Sopperirò io con i limiti di spazio e di tempo fisico che potrà avere un uomo che si dovrà occupare di dodici deleghe. Mi auguro che questa fase duri il meno possibile, io ce la metterò tutta”. Intanto, come riportato dall’Ansa proprio oggi, Schifani sarebbe intenzionato a formare una Giunta di soli deputati, con qualche eccezione, per evitare quanto accaduto nel recente passato dove a causa dei soliti mal di pancia all’interno della coalizione di centro destra, vi erano pesanti ripercussioni sull’attività legislativa. Prova dunque, il nuovo Presidente, a blindare la maggioranza all’ARS. “Gli interessi dei siciliani vanno privilegiati – ha proseguito nel suo intervento dopo la proclamazione – li rappresenterò davanti al governo nazionale, che si formerà tra poco, con fiducia, determinazione e rispetto dei reciproci ruoli. Un saluto particolare – ha concluso Schifani – al neo eletto presidente del Senato, Ignazio La Russa, seconda carica dello Stato, una persona alla quale mi legano grande stima e amicizia. Abbiamo avuto percorsi istituzionali e politici comuni e sono felicissimo per la sua elezione. Devo dire che per la Sicilia oggi è un momento felice“.

Ma intanto è ancora caos ai seggi

Momenti felici che però mal si coniugano con i mezzi pasticci che accadono nei seggi. Ricordate il Referendum di giugno quando ci fu un autentico caos a Palermo in occasione della tornata referendaria? Questa volta ci tocca registrare che mancano i dati definitivi di 48 delle 5298 sezioni siciliane ( 43 a Siracusa, 42 nel capoluogo e 1 a Lentini, 2 a Villalba in provincia di Caltanissetta, 2 in quella di Agrigento, 1 a Misiliscemi in provincia di Trapani), come indicato nel sito istituzionale della Regione. Nessun dubbio e quindi attesa finita sul nuovo Presidente, candidato della coalizione di centrodestra, risultato il più votato con 894.306 voti mentre le liste in totale hanno ottenuto 934.248 voti, quindi circa 50 mila elettori hanno scelto un altro nome per la presidenza, avvalendosi della possibilità del voto disgiunto. Renato Schifani è stato il classico candidato calato dall’alto, arrivato a ricoprire quel ruolo da complessi giochi di forza un po’ come avviene per le politiche, dove si è costretti, votando il partito, a farci rappresentare da chi dice la Segreteria. Nelle scorse regionali, ad esempio, fu il contrario e cioè Nello Musumeci ottenne 20 mila voti in più delle sue liste ( 830.821, contro la somma delle liste fermatasi a 809.121), non a caso per un lungo periodo si ipotizzò una sua ricandidatura, ma sempre per quelle famose alchimie alla fine ha optato per un “sicuro” posto al Senato.

Chi è Renato Schifani

Tornando al neo eletto Renato Schifani, settantadue anni, laureato in Giurisprudenza, per anni ha esercitato la professione di avvocato, è entrato in Forza Italia nel 1995, l’anno successivo è stato eletto al Senato e da quel momento ha concentrato il suo impegno nell’attività politica, ricoprendo anche l’incarico di presidente di Palazzo Madama dal 2008 al 2013 e capogruppo di Forza Italia nella quattordicesima e quindicesima legislatura (2001-2008). È stato componente della Commissione Bicamerale per le riforme costituzionali e firmatario di diversi disegni di legge, tra i quali quello sull’utilizzo delle disponibilità finanziarie per la Conferenza Onu sul crimine organizzato e quello di modifica delle norme sulla gestione e destinazione di beni sequestrati o confiscati per rendere maggiormente efficace questo istituto. Nel 2002 è tra i sostenitori dell’iniziativa parlamentare che ha portato alla stabilizzazione del “41 bis”, trasformando il carcere duro per i mafiosi da misura straordinaria a misura definitiva, inserita a regime nell’ordinamento giuridico.

Emanuela Volcan

Ti è piaciuto l’articolo?
Ogni riga che scriviamo è frutto dell’impegno e della passione di una testata che non ha né padrini né padroni.
Il Primato Nazionale è infatti una voce libera e indipendente. Ma libertà e indipendenza hanno un costo.
Aiutaci a proseguire il nostro lavoro attraverso un abbonamento o una donazione.

 

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta