Roma, 1 nov – È ritornata in forma smagliante con la quarta stagione, su Paramount+, una delle serie più dirompenti e, forse, meno conosciute degli ultimi anni: Mayor of Kingstown.
Non per tutti
Premettiamo immediatamente che la serie creata da Taylor Sheridan (la mente dietro a Yellowstone, tra le altre cose) e Hugh Dillon non è assolutamente un prodotto per tutti. Per prima cosa la violenza mostrata sullo schermo è spesso molto esplicita. Inoltre non esiste un vero e proprio “eroe” con il quale empatizzare.
Ed aggiungiamoci poi che ogni puntata lascia sempre un retrogusto amaro e non riconcilia certo con il mondo. Però, probabilmente anche per tutte queste ragioni, è una storia che appassiona e non lascia minimamente indifferenti. Richiedendo anche un notevole grado di attenzione che pochi prodotti televisivi oggi offrono.
Kingstown, una prigione particolare
Ci troviamo a Kingstown, immaginaria cittadina del Michigan (ma potrebbe benissimo essere qualsiasi altro posto nel mondo, visto che di fatto rappresenta un non luogo), nella quale tutto il business ruota intorno all’immenso carcere ed ai suoi loschi traffici, sia dentro che fuori le sue mura.
Attenzione, non pensate ad una serie carceraria come ne abbiamo già viste: qui non esiste differenza tra il perimetro carcerario e l’esterno. Di fatto la prigione, spesso definita “il castello”, non è altro che un posto che ospita un’altra comunità, né migliore né peggiore di quelle all’esterno. Sindaco non ufficiale della città è Mike McLusky (uno straordinario Jeremy Renner), che prende il posto del fratello Mitch, ucciso nel corso dell’episodio pilota.
Nessuna redenzione
Mike è il perfetto antieroe: vero motore di tutta la narrazione, si aggira per le strade della città con il volto di chi nella vita ha preso tanti pugni ed altrettanti ne continuerà a prendere. Come ex carcerato il suo ruolo è quello di mediare tra le varie anime nere del luogo: ariani, afroamericani, latinos, russi, guardie carcerarie, prostitute, criminali comuni, poliziotti e politici… tutti ovviamente marci fino al midollo.
Non esiste alcun personaggio del tutto positivo, lui per primo. A Kingstown non spunta quasi mai il sole e nessuno sembra mai voler o poter andarsene. Spesso chi prova a lasciare questo non luogo finisce ucciso oppure per farvi ritorno al più presto, come se non potesse esservi alcuna redenzione lontano da questo Ade. Regolarmente esplode la violenza (come già anticipato, sempre mostrata nitidamente sullo schermo, ma comunque senza compiacimento): il Sindaco la subisce, la pratica, ma soprattutto l’accetta come ineluttabile.
La violenza in Mayor of Kingstown è la perfetta allegoria di questi nostri tempi sempre più violenti e cattivi e non a caso infatti esce nel 2021, in un mondo devastato dalla paranoia da Covid. Perché proprio la paranoia è il motore dell’azione di tutti i personaggi, soprattutto di quella di McLusky, per il quale ogni giornata è una brutta giornata.
Una metafora del mondo
Mike svolge un ruolo di risolutore che non ha chiesto e che non sembra gradire, ma dal quale non pare nemmeno voler prendere le distanze. Perfetto esempio della nostra epoca, vive incollato al cellulare dal quale provengono solo nefasti problemi da risolvere. Solamente in una puntata, quasi catartica, lo spegne e si rifugia in un bar per ubriacarsi e staccare la spina alla mente.
Una volta lasciato il posto sicuro del bancone, anche quell’episodio però sfocerà nel caos, perché Kingstown non è altro che la metafora del mondo declinato sul modello dell’Inferno di Dante (nella terza stagione ce lo viene anche detto esplicitamente). Tutto è disordine ed alleanze e rivalità sono mutevoli come il soffio del vento. Nemmeno è chiaro perché Mike faccia quello che faccia, se non perché lo ha sempre fatto: dotato di un’intelligenza superiore, sembra non dormire praticamente mai ed ogni tanto spunta anche il suo lato tenero, che tiene soffocato in mezzo ai fantasmi che ne rendono scura l’anima.
Perché forse il personaggio di Mike McLusky non è altro che una rappresentazione beffarda di Dio o del destino, chiamatelo un po’ come meglio volete. E se riuscite a sopportare il peso della vita, Mayor of Kingstown probabilmente non ve lo alleggerirà, ma avrete a che fare con un qualcosa che non potrete facilmente dimenticare, perché qui siamo dalla parti di Cuore di tenebra di Joseph Conrad, ovvero nei più reconditi abissi dell’animo umano.
Roberto Johnny Bresso