Roma, 14 ott – Cyrano, mon amouè una piccola perla del cinema francese, surclassato e oscurato dai blockbuster di Tarantino e della Disney, che merita senz’altro una visione. Ancora al cinema, narra la nascita del capolavoro di Edmond Rostand, l’immortale Cyrano de Bergerac (il testo più recitato nella storia del teatro).


Poeti con la crisi di nervi

All’inizio del film Rostand è un poeta sull’orlo di una crisi di nervi: il pubblico non lo capisce, tutti quanti sembrano rifiutare i suoi versi. Solo la moglie crede nel suo talento. Però Rostand ha sempre due figli da mantenere: qui serve il colpo di genio.

L’amor cortese con Jeanne

E l’ispirazione arriva, sotto forma dell’angelica Jeanne e le lettere di incoraggiamento al poeta, che innescano un rapporto profondissimo seppure a distanza: in sole tre settimane, in maniera rocambolesca e furiosa, Rostand consegna la piéce Cyrano de Bergerac a Monsieur Coquelin (primo interprete del Cyrano). E Cyrano è una storia nella storia: quando finalmente si giunge alla prima rappresentazione, il palco prende tutto lo schermo, in tutto il suo trionfo.

Ironia tragica

Evidente l’ispirazione dietro il film, improntato sul filone “eziologico” di grandi opere di famosi autori, sulla falsariga di Shakespeare in LoveMa Cyrano mon amour riesce comunque a non essere banale: nell’opera del regista Alexis Michalik (già ben “collaudata” a teatro) l’ironia, seppure tragica, tiene alta la tensione del film. Il cast è scoppiettante ed azzeccato.

Il giusto omaggio a un’opera immortale

E’ ben curato il rapporto progressivo tra Rostand e la costumista Jeanne, in un climax che sale lettera dopo lettera. Alla fine Rostand prende coraggio e diventa il guascone Cyrano de Bergerac, l’abile spadaccino dal lungo naso, poeta e filosofo. Il giusto omaggio a un’opera cavalleresca dallo spirito europeo, piena di valori e passioni indimenticati.

Ilaria Paoletti

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