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Roma, 6 mar – “Non si faceva prima a dire: sì, ci piacciono i fascisti?”. Così il fumettista Roberto Recchioni, che da anni cerca di riciclarsi come paladino antifa – ricorderete le polemiche sul corteo per la strage di Acca Larenzia – e del politicamente corretto ha voluto “attaccare” la Yamato Video perché il suo storico fondatore, Marco Turconi, aveva accettato l’invito per parlare di manga e anime a CasaPound. In realtà il fascismo c’entra poco visto che Turconi ha accettato, appunto, di parlare di animazione e fumetto e non di apologia del Ventennio. Chi invece dovrebbe fare pace con la propria fascinazione per i movimenti più o meno nostalgici del Fascismo è proprio Recchioni.



Recchioni fumettista per Alleanza Nazionale

Forse pochi sanno che prima del suo esordio “ufficiale” per Dark Side, serie della BDB di cui fu creatore e sceneggiatore nel 1994, il giovanissimo Roberto Recchioni frequentava i circoli della neonata Alleanza Nazionale. E non era solo un ragazzo curioso che passava per caso. Infatti aveva messo a disposizione della dirigenza del partito le sue doti da fumettista, tanto da essere scelto come disegnatore della serie propagandistica a fumetti Fiammetto e Fiammetta, con protagonisti i due pupazzi del merchandising AN che in quegli anni andavano a ruba. Recchioni aveva già preparato i disegni per storie che, stando a Roberto Jannarilli, inventore dei pupazzi e artefice della propaganda aennina della svolta di Fiuggi, avrebbero raccontato dei due “impavidi eroi” aiutati da un misterioso Cavaliere Nero contro i perfidi Tricobossi, Lupocchetto e Topodalema. Il fumetto non uscì più, ma il giovane Recchioni i disegni per il partito li aveva fatti.

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L’intervista al Secolo d’Italia

Un errore di gioventù, ingenuità adolescenziale o anche solo lavoro retribuito senza adesione ideologica, si potrebbe obiettare. Molto difficile, perché le sbandate di Recchioni per gli ambienti della destra non finirono lì. Quasi tutti ricordano la sua celebre dichiarazione “Io sono un fascista zen”, frase detta a suo tempo dal regista John Milius e ripresa proprio dal fumettista nel dicembre del 2008, ben quattordici anni dopo il fumetto di Fiammetto e Fiammetta. Lo disse tra l’altro in un’intervista per un giornale non esattamente neutro come Il Secolo d’Italia. “Non ci posso fare un cazzo ed ho solo ho potuto prenderne atto. Un giorno guardando i filosofi che preferisco, i miei scrittori e registi preferiti e i fumettari anche, ho capito una cosa che è il dolore di mia madre: non sono di sinistra. Non di quella sinistra che gira oggi e non di quella sinistra che girava prima della caduta del muro di Berlino, ma non mi identifico con la destra in doppiopetto o con i movimenti pseudoliberali all’italiana. Sostanzialmente, ho scoperto di essere un confuso coacervo di contraddizioni”.

A intervistarlo fu tra l’altro Pierluigi Biondi, attuale sindaco de L’Aquila, con cui Recchioni è recentemente entrato in polemica per il veto del sindaco alla presenza di Saviano e Zerocalcare al festival del decennale del terremoto, proprio per non trasformare un festival di una città “plurale e nobile” in una “carnevalata di sinistra”. E sempre in quell’intervista tornò ad attaccare D’Alema, il perfido Topodalema dei fumetti della sua gioventù, quando per definire il suo John Doe diceva “è la classica incarnazione di un certo edonismo rampante, tipico degli anni ‘80 e che, in Italia, sta vivendo una seconda giovinezza grazie agli exploit del nostro premier (Berlusconi, ndr) ma anche nella rinnovata sinistra più liberista. John Doe è un manipolatore, un individualista, un bugiardo, un uomo alla perenne ricerca della sua soddisfazione personale. […] Quindi, nella realtà quotidiana? Se dovessimo accostarlo a un personaggio della politica italiana, penserei a Massimo D’Alema”.

Un ordinato centro sociale di destra

Ma non è tutto. Pochi mesi dopo, nel marzo del 2009, Recchioni lasciò un’intervista sempre a Il Secolo d’Italia in cui diceva cose che stonano molto con la sua attuale preclusione ai centri sociali fascisti. Parlando infatti di un centro sociale dell’Appio-Tuscolano schierato apertamente a destra Recchioni disse: “E’ un posto produttivo ed ordinato e utile per il quartiere mentre i tanti centri sociali di sinistra che ho frequentato hanno abbandonato il territorio e sono diventati o pseudolocali fighetti o barricate di resistenza urbana, odiati dal circondario e vissuti come un organo alieno e insediato coattamente nel tessuto urbano. Se io fossi un ragazzino di oggi e nascessi nel quartiere dove vivo… probabilmente, davanti alle due realtà che mi si prospettano, sceglierei la destra sociale”.

Quindi Recchioni che sarebbe entrato in un centro sociale “fascista” per credo politico oggi critica uno dei massimi esperti di animazione giapponese perché accetta di parlare in un centro sociale fascista non per credo ma per parlare del suo lavoro. Non c’è che dire, aveva ragione a definirsi un “confuso coacervo di contraddizioni”. L’intervista la lasciò allora a Roberto Alfatti Appetiti, autore nel 2011 del libro All’armi siam Fumetti, raccolta di articoli e saggi apparsi su Il Secolo e su Area sul mondo dei fumetti “visto da destra”. Con introduzione scritta da, udite udite, Roberto Recchioni.

Che cosa sarà successo nel frattempo al ribelle anarco zen che lanciava strali contro la censura in doppiopetto e che recentemente sembra aver fatto il salto della quaglia per raggiungere le fila di quella sinistra di “fighetti” oramai alieni dal contesto sociale? Se fossimo veramente cattivi penseremmo che a spingerlo è stata l’esigenza di farsi accettare dall’intellighenzia per poter così accedere ai cosiddetti salotti buoni. Quelli dove ci si autoincensa e ci si fa complimenti autoreferenziali restando del tutto indifferenti e lontani da quello che accade fuori, come ad esempio i commenti non proprio lusinghieri dei lettori e degli ex fan nei forum più frequentati come Comicus, Badtaste o DcLeaguers. Ma questo ovviamente lo penseremmo solo se fossimo davvero cattivi.

Carlomanno Adinolfi

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