Roma, 6 mar – I penalisti italiani non vogliono prendersi il coronavirus e chiedono che i tribunali vengano chiusi come le scuole. In una lettera al ministro della Giustizia grillino Alfonso Bonafede, gli avvocati chiedono “risposte inequivoche” sulle misure a tutela degli “utenti della giustizia” per scongiurare il contagio. “Quali differenze – scrive la giunta dell’Unione delle Camere penali – il governo ritiene sussistano, ai fini dell’obiettivo di contenimento della diffusione del coronavirus, tra un’aula scolastica e un tribunale?”. In effetti, non ce ne sono. Anzi, per gli adulti – come sappiamo – i rischi in caso di contagio sono maggiori rispetto agli studenti. Per gli avvocati, quindi, “è giunto il momento di dare agli “utenti della Giustizia” una “risposta logicamente e scientificamente ineccepibile: perché non si può andare al cinema, ma si deve andare in udienza?“.

“Chiusura va vincolata a parametri univoci e categorici”

E’ questione di buon senso, fanno presente i penalisti. “Ma se avete deciso di chiudere le scuole di tutta Italia – si legge ancora nella lettera a Bonafede – , dovete spiegarci perché non chiudere, salvi i processi urgenti ed indifferibili, i tribunali”. Ancor meno comprensibile, secondo gli avvocati, “è l’idea di rimettere ogni decisione ai responsabili degli uffici giudiziari”. Come al solito, siamo di fronte al caos normativo, in cui spesso ultimamente sono entrati in conflitto il governo centrale e gli altri enti. E’ un errore, fanno presente i penalisti, non vincolare la decisione sulla chiusura dei tribunali a “parametri univoci e categorici”. In poche parole, quelli dettati dalla “scienza medica” e dalla “tutela della salute pubblica”.

Sangue di Enea Ritter

“Alcuni tribunali chiusi, altri no. Non ha senso”

Come se non bastasse, i provvedimenti sono a macchia di leopardo, sottolineano i penalisti. “In nome di cosa, cioè di quali cognizioni scientifiche si chiudono alcuni tribunali, e se ne tengono aperti altri?“. Obiezioni più che fondate. Ecco perché i penalisti si dicono “fiduciosi” del fatto che giungeranno “adeguate risposte” da parte del governo e del Guardasigilli Bonafede. L’assenza di decisioni e misure univoche e uguali per tutti possono generare ulteriore confusione, che può degenerare in caos. Il rischio, è la denuncia dei penalisti, è che così (non) facendo il governo giallofucsia spiani la strada “alla paura e all’irrazionalità”. “Voi per primi dovreste comprenderlo”, concludono gli avvocati. Ma, a giudicare da come si sono comportati finora a Palazzo Chigi su fronte dell’emergenza coronavirus, non è così scontato.

Ludovica Colli

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