Roma, 27 ott – Che piaccia o no ai fautori progressisti del Meticciato, “siamo uomini in quanto apparteniamo a una terra, a un popolo, a un passato; è possibile non saperlo, è possibile tentare di dimenticarlo; ma prima o poi gli avvenimenti riporteranno alle fonti della vita“. Questa frase contenuta nel libro “Militia” di Leon Degrelle, riassume alla perfezione la continua ricerca dell’uomo per le sue origini. Una dichiarazione rilasciata dall’University College London, potrebbe fornire importantissimi elementi sulle remote origini dei popoli europei. La datazione al radiocarbonio e l’analisi chimica e del DNA di campioni ottenuti da diversi resti trovati in due grotte della Gran Bretagna, ci raccontano di una migrazione, o forse un ritorno che intrapresero i nostri antenati oltre 15.000 anni fa. I reperti analizzati dagli studiosi sono stati rinvenuti nella grotta di Gough, nell’Inghilterra sud-occidentale, e nella grotta di Kendrick, nel Galles del Nord. Gli esami su essi condotti ci suggeriscono che due popolazioni, distinte e con tradizioni culturali proprie, migrarono in Gran Bretagna al termine dell’ultima era glaciale.

Il ritorno della donna di Gough dall’Era glaciale

Quando il clima dell’Europa settentrionale tornò a temperature più miti, dopo la fine dell’ultima glaciazione, specifiche comunità umane arrivarono, o tornarono ad abitare le zone del Galles e dell’Inghilterra meridionale. A renderlo noto sono i ricercatori dell’University College London e del Francis Crick Institute. Gli studiosi britannici hanno affermato che, dai resti della donna scoperta nella grotta di Gough, si evince che ella aveva una dieta composta da cervi, bovini selvatici e cavalli. Morì circa 15.000 anni fa e discendeva da persone provenienti dall’Europa nordoccidentale circa 16.000 anni fa; dopo l’ultima Era glaciale.

L’uomo mediterraneo di Kendrick

Dai resti dell’uomo della grotta di Kendrick, invece, i ricercatori hanno appurato che egli consumava soprattutto alimenti marini e d’acqua dolce. E’ morto circa 13.500 anni fa e i suoi avi giunsero in Gran Bretagna dal Vicino Oriente (Siria, Iran, Iraq…) circa 14.000 anni fa. Anch’essi dopo l’ultima Era glaciale. Mateja Hajdinjak del Francis Crick Institute ha affermato che questo studio aggiunge importanti elementi al quadro emergente della dinamica popolazione paleolitica europea. L’Europa, infatti, indubbiamente subì massicce migrazioni fin dalla ‘alba dei tempi, ma, come vediamo, esse non provenivano unicamente dall’Africa o dall’Oriente. La scienza e lo studio dell’antico DNA, oggi, ci fornisce elementi preziosissimi per comprendere che, fin dal Paleolitico, i popoli e le tribù europee si spostavano all’interno dello stesso continente. Spostamenti e migrazioni dettati dall’estremizzarsi delle condizioni climatiche, certo; ma, come questo studio ci insegna, alla fine il bisogno dell’uomo di tornare alla propria terra madre emerge costantemente. Ovviamente tanto c’è ancora da scoprire e studiare, ma la soluzione a tanti dilemmi, oggi, sembra essere un pò più vicina.

Andrea Bonazza

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1 commento

  1. Ma ci vuole tanto a riconoscere una volta per tutte che siamo, noi europei, Neander a tutti gli effetti, e che le migrazioni dall’affffrica sono una frossa bufala?

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