Roma, 27 ott – E’ bufera sulla proposta del governo di aumentare il tetto al contante, fino a 10mila euro. L’opposizione ha attaccato duramente Giorgia Meloni per aver confermato la volontà in tal senso da parte del suo esecutivo, dopo un apposito disegno di legge presentato alla Camera dal deputato leghista Alberto Bagnai. Secondo il premier la moneta elettronica privata “penalizza i più poveri”, come peraltro già fatto presente “alla sinistra dalla Bce”.

Al momento, come noto, la soglia è stabilita 2.000 euro, grazie a una modifica inserita nel decreto Milleproroghe che aveva spostato l’entrata in vigore del tetto – addirittura 1.000 euro – dal primo gennaio 2022 al primo gennaio 2023. Ma a cosa si riferisce la Meloni con richiamo della Bce al riguardo? Vediamolo nel dettaglio.

Tetto al contante: la lettera della Bce al governo Conte II

Il 13 dicembre nel 2019, la Banca Centrale Europea inviò una lettera ai presidenti di Camera (Fico) e Senato (Casellati), e all’allora ministro dell’Economia, nel governo Conte II, Roberto Gualtieri. La Bce sosteneva di non essere stata consultata in merito a una decisione del governo italiano che riteneva problematica, perché avrebbe potuto mettere in difficoltà quella parte di popolazione che non ha un conto corrente né dispone di mezzi elettronici per provvedere ai pagamenti. Nella missiva (qui leggibile per intero) la Bce esprimeva sette considerazioni, delle quali due sono senza dubbio le più interessanti relativamente al dibattito attuale sul tetto al contante: la sesta e la settimana.

Sesta considerazione della Bce: “La possibilità di pagare in contanti rimane particolarmente importante per taluni gruppi sociali che, per varie legittime ragioni, preferiscono utilizzare il contante piuttosto che altri strumenti di pagamento. Il contante è anche generalmente apprezzato come strumento di pagamento in quanto, quale moneta legale, è ampiamente accettata, è rapida e agevola il controllo sulla spesa di chi paga. Costituisce, inoltre, un mezzo di pagamento che consente ai cittadini di regolare istantaneamente un’operazione ed è l’unico metodo di regolamento in denaro di banca centrale e al valore nominale che non consente legalmente di imporre tariffe per il suo utilizzo. Inoltre, i pagamenti in contanti non richiedono un’infrastruttura tecnica funzionale con i relativi investimenti, e sono sempre disponibili; ciò riveste particolare importanza in caso di indisponibilità dei pagamenti elettronici. Inoltre, i pagamenti in contanti agevolano l’inclusione dell’intera popolazione nell’economia consentendole di regolare, in tal modo, qualsiasi tipo di operazione finanziaria”.

Settima considerazione: “La direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio15, mentre conferma che i pagamenti in contanti di importo elevato si espongono al pericolo del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, richiede che i soggetti che commerciano beni, non altrimenti soggetti obbligati ai sensi di tale direttiva, siano comunque classificati come soggetti obbligati secondo la direttiva stessa e applichino misure di adeguata verifica della clientela, soltanto nei casi in cui effettuano o accettano pagamenti in contanti di importo pari o superiore a 10.000 euro. Ne consegue che la proposta di legge dovrebbe stabilire una soglia proporzionata per le limitazioni ai pagamenti in contanti, tenuto conto degli obiettivi di tali limitazioni”.

Ora, qualunque cosa si pensi di questi appunti della Bce, nell’attaccare la proposta del governo italiano la sinistra dovrebbe avere il coraggio di affermare per una volta – d’altronde è evento più unico che raro – di non essere d’accordo con la Banca centrale europea. Ci riuscirà?

Alessandro Della Guglia

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2 Commenti

  1. E meno male che lo dice l’Europa !
    Se lo avessi detto io, mi avrebbero già accusato di essere un fiancheggiatore degli evasori..

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