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Milano, 6 ott – Si chiama “Viva la vulva” la mostra che a Milano apre i battenti alla Spazio Six. Secondo Milano Today, l’esibizione “cerca di affrontare attraverso l’arte i tabù legati al corpo femminile e al sangue mestruale, concentrandosi anche sul tema dell’empowerment femminile”. E casualmente il titolo della mostra è anche quello della nuova campagna Nouvenia – per rimanere in tema di sangue mestruale. Da Freeda all’esaltazione della vagina, il nuovo femminismo passa sempre per le sponsorizzazioni.

La vulva e i “talenti delle donne”

Quantomeno l’esposizione collettiva di arte femminista (inserita nell’ambito della rassegna I talenti delle donne, ai quali la vulva a buon diritto appartiene se usata bene) avrà uno scopo benefico, perché associata ad un’asta il cui ricavato andrà alla Croce Rossa Italiana per aiutare le donne in difficoltà. Questi i nomi delle artiste partecipanti: Coquelicot Mafille, Flaminia Veronesi, Arianna Tinulla Milesi, Jessica Harrison, Mayara Moraes, Raphaele Anfré, Sian Fletcher, Sanjeshka,  Lisa Junius, Théa Lime, Charlotte Edey, Caroline Pera e Utopian Fallopian, quest’ultima autrice di vulve in varie fogge e per vari utilizzi, che si definisce su Instagram “she” (lei) ma anche “they” (loro”). Giova ricordare che se una vulva può essere creata chirurgicamente le tube di Falloppio a cui deve il suo nome d’arte proprio no, ma questo è un altro discorso.

Ma associare la vulva alle donne non è discriminazione?

Viene da fare gli avvocati del diavolo per due motivi: primo, come osano queste artiste democratiche, progressiste e solidali associare la vulva all’universo femminile, o financo il sangue mestruale? Ormai il mondo intero sa che per la nuova teoria del gender avere una patata non ti rende necessariamente donna – soprattutto se ti senti uomo, o ti senti “loro” o ti senti una “persona con mestruazioni”!

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Ribellioni sponsorizzate Nouvenia

Secondo, il riferimento al ciclo mestruale sul quale secondo le femministe di tutto il mondo vigerebbe non si sa quale tabù – quando basta andare in un qualsiasi supermercato per trovarsi di fronte a scaffali con ogni sfumatura di assorbenti, dal blu notte al lilla ai tamponi da diga del Vajont – è certamente indirizzato: sia il titolo della mostra che la sponsorizzazione vengono da Nouvenia Libresse, nota marca di assorbenti, artefice dell’irriverente campagna pubblicitaria chiamata (appunto) “Viva la vulva”.

E comunque era meglio “Viva la fica”

Molto elegante davvero questo femminismo artistico, e come ogni operazione ben pubblicizzata ha le “spalle coperte” da sponsor di peso – basta vedere ogni contenuto di Freeda per credere. Forse anche un po’ troppo elegante: avrebbero potuto sfidare Il Primato Nazionale e chiamare la mostra “Viva la fica”! Quello sì che sarebbe stato rivoluzionario.

Ilaria Paoletti

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